Il pizzo imposto dall’organizzazione mafiosa in Sicilia, sin dalle origini del fenomeno criminale, per lunghissimo tempo soggioga imprenditori, proprietari terrieri e commercianti senza che si riesca ad arginare in alcun modo questa pratica di dominio del territorio.

Sul finire degli anni Ottanta però, col mutare del contesto socio-economico, si avviano importanti cambiamenti, frutto dell’iniziativa individuale o di fortunate congiunture culturali.

A Palermo l’imprenditore Libero Grassi decide di fare del suo caso una questione nazionale, denunciando pubblicamente i suoi estorsori e ribellandosi all’ordine imposto da Cosa nostra in città. Iniziano a nascere in varie città siciliane alcune associazioni antiracket di imprenditori taglieggiati.

Il modello associativo si diffonde con successo nel resto del Sud, ma non riesce ad attecchire nella parte occidentale della Sicilia e, in particolare, a Palermo, dove al contrario Libero Grassi viene isolato dai suoi stesi colleghi e accusato di protagonismo. Cosa nostra ha così modo di mettere a tacere quello scomodo avversario, eliminandolo il 29 agosto 1991.

Al sorgere del nuovo millennio però la musica cambia: nel 2004 a Napoli ed anche a Gela le denunce si moltiplicano; a Palermo un gruppo di ragazzi dà il via al fenomeno di Addiopizzo, invitando i cittadini della loro città a sostenere coi propri acquisti giornalieri i commercianti che decidono di opporsi al racket delle estorsioni mafiose; nel 2007 a Palermo arrivano finalmente le denunce e nasce LiberoFuturo, la prima vera associazione antiracket della città, che da allora ha assistito centinaia di imprenditori.

La strategia del Consumo critico proposto da Addiopizzo amplia straordinariamente le prospettive nel campo dell’antiracket, ponendo le basi affinché per la prima volta il movimento di rivolta possa diventare finalmente di massa.

In questa ottica la nascita del Comitato ProfessionistiLiberi (2011), che si propone di coinvolgere nella ribellione al sistema mafioso la parte migliore della classe dirigente, potrebbe rappresentare il punto di svolta per una profonda affermazione del fronte antimafia in Sicilia.

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