Il pizzo è pratica antica e costante. Non c’è mafia che non eserciti l’estorsione come propria attività originaria ed ordinaria. Niente conferisce prestigio, autorevolezza e sicurezza quanto il pizzo.

Una recente ricerca della Fondazione Chinnici ha stimato in non meno di un miliardo di euro, che corrispondono ad oltre 1,3 punti di percentuali del P.I.L. regionale 2006, il costo apparente annuo delle sole estorsioni.

Il ricavato del pizzo oltre a finanziare le spese per gli avvocati dei boss detenuti è destinato sempre più spesso a finanziare  attività legali per cui l’estortore diventa anche imprenditore.

Le forme in cui si manifestano le pratiche estorsive non consistono solo nel pagamento di somme di denaro ma possono anche concretizzarsi in sottrazioni di merce, fatturazioni compiacenti, imposizione dell’acquisto di forniture, prodotti o servizi, assunzione di manodopera, imposizione di servizi di vigilanza.

L’imposizione di tali pratiche ha penalizzato le imprese sane che hanno finito o con il soccombere economicamente fino al fallimento o con l’accettare l’assorbimento nel cartello delle imprese legate alla criminalità.

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