Articolo pubblicato il 24 luglio 2018

A proposito della cancellazione di Libero Futuro dall’elenco della associazioni antiracket di Palermo.

La recente vicenda relativa alla cancellazione di Liberofuturo Palermo dall’elenco delle associazioni antiracket “affidabili” ci induce a intervenire su un argomento che da qualche tempo è fonte di gravi equivoci e di interessate speculazioni.
Questa esclusione illogica, approssimativa e discutibile ci ha provocato sconcerto e incredulità. La decisione della Prefettura di Palermo, infatti, con argomentazioni parziali e spericolate, sembrerebbe addebitare a Liberofuturo la responsabilità di aver accompagnato alla denuncia alcuni soggetti in qualche modo legati ad ambienti mafiosi e colpiti da interdittive, provvedimenti prefettizi che escludono alcuni imprenditori dalla possibilità di ricevere commesse da enti pubblici. Non tiene conto, la Prefettura di Palermo, che tali imprenditori hanno avuto il sostegno di Liberofuturo in stretto raccordo e su sollecitazione delle Forze di Polizia e che in sede giudiziaria questi stessi imprenditori hanno ricevuto riconoscimenti per la loro fattiva collaborazione. Per fortuna, nessuna accusa di contiguità con ambienti mafiosi è stata sollevata nei confronti dell’associazione. Nelle argomentazioni, la Prefettura sembra ignorare che Liberofuturo Palermo ha accompagnato 300 imprenditori nella denuncia, contribuendo, assieme ad altre associazioni antiracket, al risveglio della coscienza civile in un territorio fortemente ostile alla legalità. Da questo episodio risulta ancora una volta evidente quanto il comportamento incoerente dei diversi pezzi dello Stato incapaci di comunicare fra di loro potrà rivelarsi disastroso quando si chiederà ad altri imprenditori di denunciare per liberarsi dal giogo soffocante della criminalità. Questa vicenda ci induce a sottolineare l’urgenza che alcune norme in materia di interdittive, varate con carattere di leggi eccezionali, vengano presto rivedute e si ritorni a uno stato di diritto che impedisca l’arbitrio dei funzionari su un campo così delicato. Allo stesso modo, al di là dei convegni e delle dichiarazioni di principio, lo Stato ha il dovere di mostrare in che modo intende arginare il fenomeno mafioso e se in questo disegno la presenza delle associazioni antiracket continua ad avere il ruolo strategico e rivoluzionario che ha avuto in questi decenni. Il movimento delle associazioni antiracket oggi più che mai ha bisogno di stimoli e di sostegni da parte delle Istituzioni che dovrebbero arginare il fenomeno mafioso. C’è netta – al contrario – la sensazione che stia toccando i minimi storici l’originaria attenzione per l’esperienza innovativa dell’associazionismo antiracket, che ha contribuito a ridare speranza a migliaia di imprenditori stretti nella morsa mafiosa, e che questa attenzione venga rimpiazzata in modo strisciante da ottusi atteggiamenti burocratici nei confronti dell’impegno di centinaia di volontari i quali ancora operano talvolta mettendo a rischio la propria incolumità. Con l’occasione non possiamo non riconoscere lo straordinario cambiamento operato da Liberofuturo dal 2004 nel difficile territorio di Palermo, anche grazie all’infaticabile e generosa attività di Enrico Colajanni, suo principale animatore, al quale va la stima incondizionata della nostra Federazione. Salvatore Giuffrida Presidente di Federazione ReteNomafie