Articolo pubblicato il 17 maggio 2018

Si susseguono da giorni notizie inquietanti sul sistema di potere messo in piedi da Montante e dai suoi sodali.

Fortunatamente l’azione della Magistratura ha scoperchiato un verminaio che molto probabilmente porterà a condanne esemplari. La notizia del dossier su Bolzoni la dice lunga sul modus operandi di chi evidentemente non tollerava ostacoli sul proprio cammino.

Siamo solidali con Attilio Bolzoni e vicini ai Magistrati che non si sono lasciati intimorire da un gruppo di potenti senza scrupoli.

Da Articolo 21
Nel polverone alzato con l’arresto di Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, e con il coinvolgimento di grossi nomi, dalla politica alla magistratura ai servizi, è sfuggito anche agli osservatori più attenti dello stato del giornalismo italiano una storia definibile, come minimo, inquietante.

Tra le decine, centinaia di dossier che sarebbero stati ritrovati in casa Montante uno ha di certo il sapore dell’intimidazione, se non di uno sperato (e non realistico) ricatto. Riguarda Attilio Bolzoni, giornalista di Repubblica, e prima ancora de L’Ora di Palermo, da sempre sulle tracce delle mafie, prima fra tutte Cosa Nostra, fino alle storie più recenti della Capitale.

Bolzoni è stato indagato, per quanto risulta, da quel 9 febbraio 2015 quando firma, con il collega Francesco Viviano, un articolo su Montante indagato a Caltanissetta e a Catania, poi si saprà per concorso esterno in associazione mafiosa. E’ stato effettuato un “accesso” al sistema centrale del ministero dell’Interno per verificare i suoi carichi pendenti, è stato sottoposto a un controllo fiscale e anche a una “lettura” dei suoi conti correnti. E’ stato perfino pedinato fin nella sua vita privata, con riferimenti precisi a fatti e persone che irrompono nella tranquillità dei legami familiari e, quindi, mettono indirettamente a rischio gli affetti del giornalista.

Non solo. Lo stesso Bolzoni riferisce oggi su Repubblica che nell’archivio nascosto nella casa dell’ex vice presidente con delega alla legalità di Confindustria nazionale, è stato ritrovato un foglio anonimo, datato novembre 2015, quindi nove mesi dopo il suo primo articolo sulla vicenda Montante, che accusava il giornalista di essere lui stesso membro della mafia, immaginiamo per alzare un velo di sospetto e delegittimare i suoi articoli (proseguiti fino ad oggi) che ricostruivano le vicende di Confindustria Sicilia, seguendo le tracce fino a Roma….SEGUE

Rassegna stampa

Da Antimafia Duemila

Caso Montante, il silenzio imbarazzato dei palazzi