Articolo pubblicato il 24 dicembre 2017

Non capita spesso che una testata giornalistica affronti il tema spinoso della corruzione all’interno di quelle istituzioni potenti che dovrebbero invece esserne immuni e noi cogliamo al volo l’occasione per invitarvi a leggere Riccardo Lo Verso su LiveSicilia che descrive l’intreccio inquietante fra certi Professori universitari  e certi Magistrati.
Sarebbe stato bello, però, se i tanti giornalisti che trattano di questi temi avessero raccontato le malefatte di lor signori da subito. Questi ultimi, infatti, agivano alla luce del sole ma a denunciare fu soltanto TeleJato nel più totale isolamento.
Dalle stesse indagini, infatti, risulta evidente che non c’era alcun timore da parte degli imputati di finire sotto inchiesta non ostante le denunce di Maniaci. Si sentivano forti e inattaccabili, ma alla fine, fortunatamente, la giustizia è intervenuta.
L’articolo descrive le malefatte di quei POTENTATI, che grazie all’assenza di meccanismi di controllo sarebbe meglio definire PROTETTORATI, e in particolare racconta le vicende Saguto, Nivarra e Virga ormai finite in tribunale.
Comportamenti gravissimi commessi da pubblici ufficiali per fini personali e aggravati dal fatto di avvenire all’interno della lotta alla mafia, minandone le possibilità di successo. Contro questi potentati, che con le loro malefatte dannegiano la credibilità dell’azione repressiva antimafia dello Stato, è indispensabile sviluppare un’azione sistematica di denuncia.

(Nella foto: “Whistleblower protection”, tradotto “Fischia il fallo” che per noi significa “DENUNCIA”)

INTRECCIO FRA TOGHE E PROF. QUELLE CASTE NASCOSTE
Non solo i palazzi della politica. I casi Saguto, Nivarra e Virga obbligano a guardare nei Tribunali e nelle Università.
di Riccardo Lo Verso


È nelle stanze della politica che bisogna stanare i corrotti. Per anni è stato un assioma investigativo, che ha finito per divenire un paravento. Il paravento che ha nascosto le malefatte consumate in altri palazzi. E cioè nelle sedi delle università dove la legalità si insegna sotto forma di diritto e nei Tribunali dove i principi del bene comune si applicano in nome del popolo italiano.

Servirebbe un mea culpa generale. Quanto meno per tentare di trovare una giustificazione alla miopia dilagante. Alcune recenti inchieste giudiziarie hanno svelato l’esistenza di veri potentati: la magistratura e il mondo accademico, con una commistione di interessi quanto meno sospetta.

Più che di potentati in realtà si dovrebbe parlare di protettorati nel senso tecnico del termine. Lo Stato ha protetto due sistemi di potere eliminando la barriera dei controlli, fino a provocare la necrosi della legalità e del merito.

A Palermo è scoppiato il bubbone della Sezione misure di prevenzione, quella che sequestra e confisca i patrimoni dei mafiosi e degli imprenditori sospettati di essere in combutta con i boss. Alle cronache è ormai passato con la definizione “sistema Saguto”, dal nome di Silvana Saguto, ex presidente oggi sotto processo a Caltanissetta e sospesa dal Csm. Stipendio decurtato fino a un terzo, in attesa che venga definito il procedimento disciplinare. Saranno i giudici di Caltanissetta a stabilire se il magistrato sia colpevole dei reati di corruzione, riciclaggio, falso e abuso d’ufficio. Sin d’ora, però, anche il più inguaribile degli ottimisti, è obbligato a confrontarsi con la fotografia di un intreccio malsano che va oltre le misure di prevenzione.

Nelle scorse settimane è finito agli arresti domiciliari Luca Nivarra, ordinario di Diritto civile della facoltà palermitana di Giurisprudenza, al quale è stato poi concesso di tornare a casa. Per garantire le esigenze cautelari basta l’interdizione dall’esercizio delle funzioni di amministratore di patrimoni e fondazioni. Un giurista molto impegnato Nivarra, politicamente schierato a sinistra. Componente della consulta giuridica della Cgil nazionale, in prima linea nella difesa dei diritti civili……SEGUE