Articolo pubblicato il 25 agosto 2017

Dalla tesi di una studentessa di Licata che ha frequentato il Master “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie – Pio La Torre” presso l’Università di Bologna, emerge con chiarezza quanto sia fallimentare l’attuale sistema e quali provvedimenti andrebbero adottati anche prendendo ad esempio le buone pratiche.
Cio che ci interessa di più della ricerca della Amoroso è l’analisi della lunga fase del sequestro durante la quale si realizzano i primi e talvolta irreparabili danni.
Vanno certamente riviste le norme e la parte sana del mondo imprenditoriale dovrà trovare il coraggio di collaborare con lo Stano, sin dalla fase del sequestro, per la sana e produttiva gestione dei beni sottratti alle mafie. LiberoFUTURO e la Cooperativa SpazioLibero sono impegnate da tempo e con successo nella realizzazione di buone pratiche nella gestione di alcuni beni che nessuno voleva e rischiavano il degrado. Anche l’ideazione del marchio ExtraEtico per i prodotti provenienti dalle aziende in amministrazione giudiziaria si è rivelata vincente.
Nella foto, invece, si può apprezzare la condizione di una villa a Trappeto che è nelle mani dello Stato da almeno 15 anni ed è in totale abbandono non ostante sia in splendida posizione sul mare e circondata da un grande giardino alberato. Nessuno la vuole, neppure il Comune.

Rassegna stampa
Dal blog MAFIE di Attilio Bolzoni si Repubblica

Quei beni confiscati e abbandonati
di Flavia Amoroso

Obiettivo di questo lavoro di tesi è la restituzione di un quadro generale di riferimento sul procedimento di liberazione dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata. Punto di partenza è l’analisi della normativa che disciplina l’intero ambito dei beni confiscati, dalle sue origini storico-culturali agli aspetti più tecnico-giuridici. Alla prima parte dell’elaborato di impianto giuridico ne segue una più sociologica, nella quale ad una disamina dei numeri e dei dati sui beni si è aggiunta la narrazione di alcune esperienze.
Storie infelici e best practices, per raccontare la complessità della gestione dei beni confiscati ma anche i modi innovativi e vincenti che hanno riportato alcuni di questi beni a nuova vita.
I dati forniti dall’Agenzia dei beni sequestrati e conficsati confermano che il numero di immobili che presentano ipoteche supera il 42 per cento, mentre il 90 per cento delle aziende confiscate sono poste in liquidazione. Percentuali altissime che dimostrano come ci sia una falla nel sistema, che costa all’Italia perdite immense, sia in termini di risorse economiche che umane. A questo proposito è stato interessante soffermarsi sulla brillante intuizione di alcuni Tribunali, che hanno siglato, assieme ad altri Enti ed organizzazioni competenti, i protocolli d’intesa per la gestione dei beni sequestrati e confiscati.
Grazie a questi accordi per la prima volta, è stato possibile avviare progetti di riutilizzo sociale sin dalla fase del sequestro anticipando ed eludendo in queso modo parte dei problemi derivanti dalle lungaggini dell’iter. È il caso della Cooperativa Sociale Sinergie, che a Formello ha preso in gestione una villa prima ancora della sua confisca definitiva, come raccontato direttamente dal suo presidente Marco Carducci.
Altro punto caldo, alla luce delle inchieste che hanno visto coinvolti giudici e amministratori giudiziari della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo…. SEGUE

Il post della Professoressa Stefania Pellegrini.
Flavia Amoroso è una di quei giovani dei quali andare orgogliosi per il suo intenso e costante impegno civile. Venuta a Bologna per studiare, ha mantenuto salde le sue radici nell’amata Licata. I suoi approfondimenti e le sue ricerche sono stati indirizzate, oltre che ad una crescita personale, anche all’acquisizione di sempre maggiori strumenti da poter utilizzare per aiutare la propria terra e la sua città.
L’abbandono dei beni confiscati alle mafie da parte dello Stato e della Comunità è uno di quei fenomeni diffusi e perniciosi che minano la fiducia dei cittadini nella possibilità di un reale riscatto dalla mafia. Nel suo lavoro di tesi Flavia ha voluto comprenderne le ragioni, analizzando le carenze normative e le difficoltà applicative di un testo di legge che potenzialmente rappresenta lo strumento principe per sconfiggere la criminalità organizzata. Analisi storica e giuridica. Osservazione empirica sul campo. Tutti elementi contenuti in questo complesso lavoro. Ma Flavia non si ferma. Continua a studiare e ad approfondire l’argomento. Di giovani come lei abbiamo bisogno. Li dobbiamo sostenere e li dobbiamo ringraziare.