Articolo pubblicato il 27 luglio 2017

La Rete NOMAFIE scrive al ministro Minniti ed alle altre autorità rispetto alle contraddizioni del sistema antimafia che ritiene affidabili alcuni imprenditori cosiddetti “borderline” quando denunciano e mandano in galera i mafiosi per poi colpirli regolarmente con i sequestri e le interdittive ritenendoli opportunisti ed non sinceri.

Questo succede in particolare in provincia di Palermo dove adesso, con il massimo clamore, vengono colpite anche due associazioni antiracket che questi imprenditori hanno accompagnato alla denuncia e nei processi.

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LETTERA APERTA

al Ministro dell’Interno, On. Marco Minniti
al Viceministro dell’Interno On. Filippo Bubbico
all’On. Rosy Bindi, Presidente Commissione nazionale antimafia
al Prefetto Domenico Cuttaia, Commissario nazionale antiracket
alle Prefetture della Sicilia
agli organi di stampa

In questi giorni abbiamo appreso dalle pagine regionali di un autorevole quotidiano dell’esclusione di numerose associazioni antiracket palermitane dallo speciale albo tenuto presso la Prefettura. In particolare, siamo rimasti sconcertati dalle motivazioni che hanno determinato tale decisione nei confronti di due associazioni aderenti alla nostra Federazione, ree di annoverare fra i loro associati imprenditori inaffidabili. Si tratta di due associazioni che a Partinico e a Bagheria hanno prodotto una svolta epocale rompendo il muro di omertà e l’assoggettamento incondizionato degli imprenditori ai poteri mafiosi e producendo una quantità di denunce prima impensabile.

Fra gli altri, le due associazioni hanno accolto quegli imprenditori sulla base di inequivocabili riconoscimenti nei loro confronti resi pubblicamente da organi inquirenti e nel corso di udienze processuali e, in particolare, di espresse sollecitazioni da parte di ufficiali di polizia.

Ora, in conseguenza delle valutazioni della Prefettura, deriva la conseguenza che imprenditori ritenuti affidabili da alcuni organi dello Stato, che hanno loro concesso benefici e risarcimenti e li hanno ritenuti meritevoli di tutela, non abbiano gli stessi titoli per ricevere la stessa tutela da parte di un’associazione antiracket, esponendo questi imprenditori all’isolamento e a facili rappresaglie da parte degli apparati mafiosi.

Per intanto abbiamo apprezzato la richiesta delle due associazioni di autosospendersi dalla nostra Federazione in attesa che la loro posizione venga chiarita, ma non possiamo nascondere una certa preoccupazione per l’incertezza indotta da un comportamento schizofrenico per il quale all’interno delle Istituzioni la mano destra sembra non sapere cosa fa la sinistra. All’interno del variegato mondo dell’associazionismo antiracket, la nostra Federazione è nata per esplorare azioni innovative nel campo non solo della lotta all’estorsione e all’usura, ma per arginare tutte le forme di illegalità che minacciano il libero mercato e la vita delle imprese. Siamo consapevoli che per raggiungere questi obiettivi è necessario operare in sinergia con le Istituzioni, ma siamo convinti che, nell’interesse di tutti, questi necessari rapporti di collaborazione siano sottoposti a regole chiare che restringano al massimo il campo delle interpretazioni contraddittorie e arbitrarie.

Per quanto esposto e per l’esperienza ultraventennale di alcune delle associazioni che compongono la nostra Rete, riteniamo di poter essere utili interlocutori degli organismi che sovraintendono ai problemi dei quali ci occupiamo e siamo disponibili a un incontro con gli Enti in indirizzo per esporre più in dettaglio le nostre argomentazioni.
Ringraziamo per l’attenzione

Il Consiglio direttivo della Federazione Rete NoMafie

Nostra precedente

ANTIMAFIA SCHIZOFRENICA?