Articolo pubblicato il 15 marzo 2017

Sei arresti dopo sette anni di indagini per un omicidio che aveva lo scopo di intimidire l’intera avvocatura e arginare il fenomeno crescente del pentitismo. Adesso però, a far luce su questo gravissimo delitto del 2010 sono state proprio le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Ora c’è da sperare che l’indagine individui e persegua anche i vertici di Cosa nostra che certamente avranno autorizzato l’uccisione di Fragalà pur sapendo che la reazione dello Stato sarebbe stata veemente.
Noi auspichiamo che l’intera società civile reagisca anch’essa alla barbarie mafiosa e invitiamo i professionisti e gli imprenditori a denunciare sempre più numerosi i mafiosi e gli estortori.

RASSEGNA STAMPA
Omicidio Fragalà, sei ordinanze di custodia. “Ucciso perchè dava fastidio ai boss”
Decisiva la testimonianza del collaboratore Francesco Chiarello, nelle intercettazioni i mafiosi definiscono l’avvocato “un curnutu e sbirro”, non accettavano che il legale cercasse di convincere i suoi assistiti a fare ammissioni.


Repubblica di SALVO PALAZZOLO
“Non poteva restare senza colpevoli l’omicidio di un professionista a Palermo”, dice il procuratore Francesco Lo Voi. Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo hanno riportato in carcere tre dei mafiosi già fermati negli anni scorsi per il caso, altre tre persone sono state arrestate sulla base delle nuove dichiarazioni fornite dal collaboratore di giustizia Francesco Chiarello. Determinante la confessione in diretta di uno degli indagati, al telefono dice alla moglie: “Se questo parla sono rovinato”.

I boss volevano dare una punizione esemplare al legale, avevano anche messo in conto di ucciderlo, ribadisce il gip Fernando Sestino nel suo provvedimento, che accoglie la ricostruzione della procura. “I mafiosi volevano dare un  segnale a tutta l’avvocatura palermitana”, spiega il procuratore Lo Voi nel corso della conferenza stampa convocata al palazzo di giustizia.

L’ordinanza di custodia cautelare ha raggiunto Francesco Arcuri, che pianificò la spedizione punitiva; Antonino Abbate, che ebbe funzioni di copertura del gruppo, Salvatore e Antonino Ingrassia, Paolo Cocco (portò la mazza sul luogo del delitto) e Francesco Castronovo, il sicario che colpì il legale…..SEGUE