• 19.01.2019 | 
    DIGIUNARE PER UN FUTURO LIBERO

    Mafie, 42 giorni di sciopero della fame per Enrico Colajanni
    Il fondatore dell’associazione antiracket LiberoFUTURO ascoltato ieri in commissione nazionale antimafia. Oltre 3 mila firme raccolte per chiedere la revoca delle misure interdittive prefettizie decise contro le associazioni del circuito.
    18 gennaio 2019 – 16:21

    PALERMO – Sono 42 i giorni di digiuno di Enrico Colajanni, ex presidente dell’associazione antiracket LiberoFuturo, storico attivista contro la mafia siciliana. E’ in buone condizioni di salute, nonostante abbia perso 15 chili e per il momento si alimenti soltanto con degli integratori. Protesta contro alcuni provvedimenti, che non ritiene giusti, del prefetto di Palermo che ha deciso la cancellazione dall’albo prefettizio di tre associazioni antiracket del circuito di LiberoFuturo rispettivamente di Bagheria, Partinico e Palermo. Successivamente anche il prefetto di Trapani ha riservato lo stesso trattamento a LiberoFuturo Castelvetrano.

    Tanta la solidarietà: su Change.org è stata anche lanciata una petizione e raccolta firme che chiede di revocare le misure interdittive, che ad oggi ha raggiunto oltre 3 mila sostenitori. Gli obiettivi sono: la revoca delle misure interdittive prefettizie mosse contro le associazioni del circuito LiberoFuturo; l’analisi dei procedimenti dell’istituto delle misure di prevenzione e delle interdittive e conseguenti modifiche; il suupporto istituzionale alle associazioni antiracket che operano nel territorio. Ieri intanto a Roma la Commissione bicamerale antimafia nazionale ha ascoltato Enrico Colajanni e Nicola Clemenza, presidente di LiberoFuturo Castelvetrano e attuale vicepresidente della rete Nomafie, ascoltata pure il 15 gennaio a Palermo in Commissione antimafia regionale. Rete Nomafie sulla vicenda ha inviato per due volte una lettera al Ministro degli interni senza avere finora risposta.

    “Finalmente su sollecitazione di Piera Aiello e Michele Giarrusso, la Commissione Antimafia ci ha ascoltato – ha detto Errico Colajanni. – Speriamo che possano essere prese in esame le interdittive prefettizie che riguardano le 4 associazioni del circuito LiberoFuturo, ma in generale speriamo anche in una disanima sui poteri forti che talvolta travalicano, essi stessi, i limiti consentiti dalla legge”. “Ci hanno ascoltato a lungo e qualcuno e pure intervenuto. Vedremo adesso quelli che saranno gli sviluppi. Sicuramente il percorso in cui siamo inseriti è delicato, difficile e molto lungo. Noi anche se dovesse svanire tutto il grande lavoro che ha fatto in questi anni LiberoFuturo siamo risoluti nel chiedere che ci sia una revisione del sistema delle misure interdittive prefettizie. Abbiamo da una parte la giustizia penale che funziona in un modo premiando alcuni e dall’altro lato dei provvedimenti amministrativi di un burocrate (il prefetto) che spesso sono contrapposti a quello che è stato l’orientamento di un giudice. Questo problema è stato già posto dal presidente del tribunale del Tar di Catanzaro Nicola Durante in una sua riflessione dal titolo ‘L’interdittiva antimafia, tra tutela anticipatoria ed eterogenesi dei fini’. Ci chiediamo come oggi un’autorità come il prefetto nell’ambito del suo potere discrezionale con le interdittive possa tendere a sostituirsi di fatto all’autorità giudiziaria o addirittura all’autorità legislativa quando viene data una interpretazione diversa”.

    “Ho deciso di arrivare a questa scelta perché sia io che le associazioni subito dopo i provvedimenti abbiamo fatto delle prese di posizioni che non hanno suscitato alcun interesse o risposta che meritavamo di avere – dice -. Alcune delle associazioni hanno fatto pure un ricorso al Tar che però è stato vano. Nessuno degli imprenditori che noi abbiamo assistito nel percorso di denuncia è inquisito, compresi quelli citati nelle interdittive. Poiché abbiamo considerato risibili ed insufficienti le motivazioni che di fatto hanno bloccato le associazioni antiracket nel loro delicato ruolo con le vittime preposte abbiamo deciso di dare battaglia. Le conseguenze per chi esce dall’albo prefettizio con quelle accuse sono molto gravi: si interrompe la comunicazione con le forze dell’ordine, non si può avere più il contributo regionale e non si può accedere al fondo antiracket”.

    “Ho saputo che durante un evento pubblico lo scorso agosto il prefetto di Palermo e il commissario nazionale antiracket hanno sostenuto che bisognerebbe introdurre una distinzione tra chi denuncia e chi collabora con la giustizia dopo essere stato chiamato – prosegue Enrico Colajanni – escludendo questi ultimi dai benefici di legge che possono essere riconosciuti. Ricordiamoci che parliamo di vittime e nella costruzione di un impianto probatorio il giudice non fa questa distinzione. Certamente se dovesse prevalere questo orientamento sarebbe devastante per tutto il percorso finora fatto”. “Fortunatamente le firme che sono state raccolte per questa battaglia con mio grande stupore sono state oltre 3 mila – conclude infine -. Tutto questo ci conforta e ci dà l’energia di proseguire nella nostra strada anche se non sappiamo quali saranno i risultati. In 15 anni di esperienza ed impegno continuo contro la mafia e a fianco degli imprenditori penso si stia creando purtroppo un sistema in cui proprio lo Stato mi sembra che non voglia essere aiutato”.

    LiberoFuturo ha assistito negli anni oltre 300 imprenditori; ad oggi ci sono dieci processi in corso dove si sono costituite le vittime che vengono affiancate nella loro testimonianza. (Serena Termini )

    ©️ Copyright Redattore Sociale

    Da Radio Radicale. Registrazione audizione di Colajanni e Clemenza 

    Firma la petizione a favore di LiberoFUTURO “Immaginiamoci un futuro libero”

  • 16.01.2019 | 
    COLAJANNI E CLEMENZA IN COMMISSIONE ANTIMAFIA

    ROMA – Oggi, giovedi 17 gennaio trasferta romana per i due rappresentanti di LiberoFUTURO che saranno prima auditi dalla Commissione antimafia e poi alle ore 17.00, nella sede della stampa estera di Roma, via dell’Umiltà 83c, Tobias Piller presidente della stampa estera in Italia, ha indotto la conferenza stampa:

    CONTRADDIZIONI ALL’ANTIMAFIA DI PALERMO

    Oggi! Al 41Esimo giorno di digiuno di Enrico Colajanni, ex presidente dell’Associazione antiracket LiberoFuturo, uomo storico della lotta pulita e onesta alla mafia siciliana, la Commissione Bicamerale Antimafia Nazionale ha deciso di dar udienza a Enrico e Nicola Clemenza, presidente di LiberoFuturo Castelvetrano (una tra le 4 associazioni colpite dalle interdittive) e attuale vicepresidente della rete NOMAFIE, già ascoltata ieri 15 gennaio a Palermo in Commissione antimafia regionale.

    Colajanni dichiara:<<Finalmente, come promesso, su sollecitazione di Piera Aiello e Michele Giarrusso, la Commissione Antimafia ci convoca. Speriamo in un approfondimento dell’argomento delle interdittive prefettizie che riguardano 4 associazioni del circuito LiberoFuturo, ma in generale auspichiamo una disanima sui poteri forti che talvolta travalicano, essi stessi, i limiti consentiti dalla legge.>> L’argomento delle interdittive dunque, costituisce solo il primo iceberg rinvenuto dalle acque macchiate di abuso nei saloni delle Prefetture di mezza Italia.

    Uff.Stampa
    Elena Beninati
    333 6386748
    elenabeninati99@gmail.com

    Enrico Colajanni
    3283508501

    Intanto prosegue il digiuno e anche la raccolta firme per la petizione a sostegno delle quattro associazioni siciliane interdette. Se non lo hai ancora fatto…..

    FIRMA LA PETIZIONE

    Per saperne di più su questa brutta storia leggi questo articolo di Salvo Vitale

    Rassegna stampa:
    GDS online: Palermo, lo sciopero della fame di Colajanni: “Presto audizione in commissione antimafia”

    LiveSicilia: La protesta di Libero Futuro. “Cacciati perché diamo fastidio”

    Antimafiaduemila: Immaginiamoci un futuro libero dal Racket. Insieme con Colajanni e LiberoFuturo

     

  • 16.01.2019 | 
    NOMAFIE IN COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA

    Si è svolta a Palermo ieri, martedì 15 gennaio, l’audizione della Federazione Rete NOMAFIE presso la Commissione regionale antimafia. Il presidente di Rete NOMAFIE Salvatore Giuffrida e il vicepresidente Nicola Clemenza (nella foto) hanno manifestato lo stato di grave allarme che sta interessando le associazioni antiracket siciliane.

    “La nuova classe politica siciliana – ha dichiarato Giuffrida – sta dimostrando di ignorare il contributo che le associazioni antiracket hanno dato e che continuano a dare nel contrastare il fenomeno delle estorsioni, che nell’economia mafiosa restano ancora uno strumento strategico di controllo del territorio. L’attuale governo regionale mostra una colpevole indifferenza nei confronti di centinaia di volontari che donano il loro tempo e il loro impegno senza percepirne un solo centesimo. Di conseguenza, il Parlamento siciliano, nelle pieghe della legge di stabilità per il 2018, ha votato con poche voci contrarie una norma farneticante, dai contorni giustizialisti e punitivi, che di fatto ha azzerato il modesto contributo economico finora previsto per le associazioni. Il Presidente della Regione finora non ha risposto alle nostre sollecitazioni per un incontro chiarificatore. Come se non bastasse, nella Sicilia occidentale le prefetture di Palermo e Trapani si sono accanite contro quattro associazioni antiracket escludendole dall’elenco delle associazioni affidabili e costringendo una persona perbene come Enrico Colajanni, animatore di quelle associazioni, a intraprendere uno sciopero della fame arrivato al 40° giorno.”

    Al termine dell’incontro, la delegazione di Rete NOMAFIE ha affidato al presidente della Commissione, Claudio Fava, la richiesta di farsi portavoce perché vengano ripristinate norme ragionevoli per sostenere l’impegno delle associazioni antiracket.

    16 gennaio 2019

    FIRMA LA PETIZIONE

    Per saperne di più su questa brutta storia leggi questo articolo di Salvo Vitale

    Rassegna stampa:
    GDS online: Palermo, lo sciopero della fame di Colajanni: “Presto audizione in commissione antimafia”

    LiveSicilia: La protesta di Libero Futuro. “Cacciati perché diamo fastidio”

    Antimafiaduemila: Immaginiamoci un futuro libero dal Racket. Insieme con Colajanni e LiberoFuturo

     

  • 09.01.2019 | 
    33° GIORNO DI DIGIUNO. INTERVISTA A COLAJANNI

    Ascolta l’intervista radiofonica di Giacomo Di Girolamo e poi FIRMA in un minuto la petizione online “Immaginiamoci un futuro libero”

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    Rassegna stampa:

    TP24: Antiracket, Enrico Colajanni continua lo sciopero della fame in difesa delle associazioni

  • 08.01.2019 | 
    RETE NOMAFIE IN COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA

    Giorno 15 gennaio La Commissione antimafia presieduta da ClaudioFava ascolterà in audizione la nostra Federazione insieme ad altre associazioni antiracket siciliane sui gravi problemi delle associazioni e noi in particolare saremo ascoltati anche in merito ai provvedimenti interdittivi che hanno azzerato il nostro movimento in Sicilia occidentale.
    La nostra RETE insieme ad altre associazioni come il CRESM e ProfessionistiLiberi ha promosso una petizione in difesa delle associazioni interdette che ha già raccolto 2850 sottoscrizioni.

    COMUNICATO della RETE NOMAFIE
    Sciopero della fame di Enrico Colajanni
    Annunciata audizione presso la Commissione regionale antimafia

    Si apre uno spiraglio nella vicenda che vede il nostro associato Enrico Colajanni, esponente dell’Associazione Libero Futuro di Palermo, protagonista di uno sciopero della fame giunto al 32° giorno per protestare contro la sconcertante cancellazione di quattro associazioni antiracket nelle provincie di Palermo e Trapani. L’on. Claudio Fava, presidente della Commissione regionale antimafia, ha infatti prontamente accolto la nostra richiesta di audizione fissata per il prossimo 15 gennaio. Sarà l’occasione per esporre le gravi preoccupazioni sul futuro delle associazioni antiracket esposte alle disattenzioni e, in taluni casi, ad atteggiamenti giustizialisti da parte delle Istituzioni.

    A dimostrazione della perdurante disattenzione delle Istituzioni, riportiamo di seguito le considerazioni esposte nel nostro comunicato dello scorso 27 dicembre 2018, che continuano a essere attuali e senza risposta.

    “In Sicilia c’è un Presidente della Regione che è stato anche presidente della Commissione regionale antimafia e in diverse occasioni ha detto un gran bene delle associazioni antiracket siciliane, ma la sua assemblea regionale – probabilmente a sua insaputa – ne ha decretato la soppressione con una norma demenziale. Pur essendone stato richiesto lo scorso 5 settembre, questo presidente non ha ancora avvertito l’urgenza di incontrare le associazioni.

    In Sicilia ci sono due prefetture che, usando con grande disinvoltura lo strumento delle interdittive antimafia, hanno cancellato dai propri elenchi quattro associazioni antiracket, ignorando le 300 denunce per estorsioni che queste associazioni hanno prodotto negli ultimi dieci anni in territori ad alta densità mafiosa.

    In Italia c’è un Ministro dell’Interno che, invece di prendersela con poveracci inermi, dovrebbe impegnarsi con più lena a rigettare in mare le migliaia di mafiosi che sono il vero problema della nostra Nazione. Anche a lui abbiamo esposto le nostre ragioni e le nostre grandi preoccupazioni per il futuro di un movimento che ha dimostrato di sapersi sporcare le mani e fronteggiare con successo le organizzazioni mafiose, ma dal 12 dicembre non abbiamo ancora avuto alcun cenno di risposta.”

    Nel contempo è stata lanciata una petizione Immaginiamoci un futuro libero dal Racket sulla piattaforma di change.org ha già raggiunto alcune migliaia di adesioni.
    Per aderire:
    www.liberofuturo.net
    https://www.facebook.com/events/1214291595394919/

    rif. 3388135797
    Palermo, 8 gennaio 2019

  • 02.01.2019 | 
    SOLIDALI CON LIBEROFUTURO

    La Federazione RETE NOMAFIE che sostiene la protesta di Enrico Colajanni contro le interddittive antimafia emesse dalle Prefetture di Palermo e Trapani sta collaborando alla raccolta firme per la petizione “Immaginiamoci un libero futuro” che si puo sottoscrivere in un minuto. Di seguito il comunicato inviato dalla Rete nei giorni scorsi.

    Continua lo sciopero della fame di Enrico Colajanni. sosteniamo la petizione online

    In Sicilia c’è un Presidente della Regione che è stato anche presidente della Commissione regionale antimafia e in diverse occasioni ha detto un gran bene delle associazioni antiracket siciliane, ma la sua assemblea regionale – probabilmente a sua insaputa – ne ha decretato la soppressione con una norma demenziale. Pur essendone stato richiesto lo scorso 5 settembre, questo presidente non ha ancora avvertito l’urgenza di incontrare le associazioni.

    In Sicilia ci sono due prefetture che, usando con grande disinvoltura lo strumento delle interdittive antimafia, hanno cancellato dai propri elenchi quattro associazioni antiracket, ignorando le 300 denunce per estorsioni che queste associazioni hanno prodotto negli ultimi dieci anni in territori ad alta densità mafiosa.

    In Italia c’è un Ministro dell’Interno che, invece di prendersela con poveracci inermi, dovrebbe impegnarsi con più lena a rigettare in mare le migliaia di mafiosi che sono il vero problema della nostra Nazione. Anche a lui abbiamo esposto le nostre ragioni e le nostre grandi preoccupazioni per il futuro di un movimento che ha dimostrato di sapersi sporcare le mani e fronteggiare con successo le organizzazioni mafiose, ma dal 12 dicembre non abbiamo ancora avuto alcun cenno di risposta.

    Ma in Sicilia c’è anche chi non si rassegna ai silenzi del potere, ed è per questo che Enrico Colajanni, animatore delle associazioni di LIBERO Futuro cancellate dagli elenchi prefettizi, da 20 giorni ha iniziato lo sciopero della fame per richiamare l’attenzione delle Istituzioni. Nel contempo è stata lanciata una petizione Immaginiamoci un futuro libero dal Racket sulla piattaforma di change.org che in poche ore ha già raggiunto alcune migliaia di adesioni.

     

  • 27.12.2018 | 
    20° GIORNO DI DIGIUNO

    Prosegue la protesta di Enrico Colajanni contro i provvedimenti prefettizi che hanno colpito ben quattro associazioni del nostro circuito. A sostegno del suo sciopero della fame alcune persone e associazioni che lo sostengono hanno lanciato una petizione online che ha già raccolto oltre 1300 adesioni. Inoltre, due parlamentari di 5Stelle, l’On. Piera Aiello e il Sen. Mario Giarrusso, si sono impegnati a portare le ragioni di questo sciopero della fame in Commissione antimafia nelle prossime settimane.
    Ecco cosa scrive Colajanni su Facebook:
    “Dall’otto dicembre ho iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le ingiuste decisioni della Prefettura di Palermo che hanno portato alla cancellazione di ben quattro associazioni antirachet del circuito di LiberoFUTURO con l’accusa tanto infondata quanto infamante di aver favorito interessi mafiosi assistendo imprenditori sospettati di collusioni con la mafia.
    In verità le nostre associazioni in dodici anni hanno assistito oltre trecento imprenditori e e ancora oggi sono in corso una decina di processi nei quali siamo costituiti parte civile a fianco di imprenditori da noi assistiti.
    Inoltre, nessuno degli imprenditori indicati nei provvedimenti prefettizi ha procedimenti in corso o è indagato per reati di mafia mentre invece tutti loro hanno collaborato con le forze dell’ordine denunciando mafiosi anche più volte. Fra i nomi indicati nell’interdittiva spicca quello dei Virga di Marineo che LiberoFUTURO, negli anni, ha accompagnato ben tre volte a denunciare e assistito in cinque diversi processi contro mafiosi ed estortori.Nelle varie sentenze furono riconosciuti come vittime e risarciti e successivamente la Procura di Palermo concesse loro il nulla osta per accedere al Fondo di solidarietà per le vittime di mafia.
    Due mesi dopo la Saguto dispose il sequestro dei loro beni ma a testimoniare al loro favore alle misure di prevenzione andarono ben due Colonnelli dei Carabinioeri e un dirigente di Polizia che aveva collaborato con Cassarà negli anni ottanta.
    Pertanto, escludendo che i provvedimenti adottati contro le nostre associazioni siano il frutto di errori commessi da burocrati incompententi, ritengo che le ragioni di tanto accanimento siano altre. LiberoFUTURO, infatti, non si è limitata a promuovere la denuncia e ad assistere le vittime di estorsione ma ha anche sempre denunciato le malefatte o i gravi errori che talvolta anche le istituzioni commettono. Come fu, ad esempio, nel caso dell’interdittiva alla ditta che stava realizzando il passante ferroviario a Palermo. Noi allora ci opponemmo e oggi scopriamo che a proporre quel provvedimento fu proprio il Colonnello della DIA D’Agata che oggi è in galera con Montante.
    Successivamente sostenemmo Maniaci, TeleJato e il Prefetto Caruso che con le loro denunce hanno scoperchiarono il verminaio delle Misure di prevenzione di Palermo.
    Sta di fatto che Caruso, Maniaci e adesso anche LiberoFUTURO siamo finiti nel tritacarne istituzionale di chi non perdona i disobbedienti.”

    Hai un minuto per aiutare LiberoFUTURO e le altre associazioni azzoppate ingiustamente dalla Prefettura?

    FIRMA LA PETIZIONE

    Per saperne di più su questa brutta storia leggi questo articolo di Salvo Vitale

    Rassegna stampa:
    GDS online: Palermo, lo sciopero della fame di Colajanni: “Presto audizione in commissione antimafia”

    LiveSicilia: La protesta di Libero Futuro. “Cacciati perché diamo fastidio”

    Antimafiaduemila: Immaginiamoci un futuro libero dal Racket. Insieme con Colajanni e LiberoFuturo

  • 19.12.2018 | 
    ARRESTATI ESTORTORI A BARCELLONA POZZO DI GOTTO

    Fulminea operazione dei carabinieri di Barcellona pozzo di Gotto che ha portato all’arresto di quattro estortori denunciati da un imprenditore socio dell’associazione antiracket LIBERI TUTTI che fa parte della federazione RETE NOMAFIE. Dopo poche settimane dalla denuncia, fatte le indagini e acquisiti i riscontri e le testimonianze stamani sono stati tratti in arresto gli estortori e altri due risultano indagati.
    LIBERI TUTTI commenta: “con grande soddisfazione apprendiamo dell’esito delle indagini sull’episodio di aggressione subita dal titolare del locale Perditempo, Pietro Carbone. Questo accade quando la società civile, l’associazione antiracket e le Istituzioni si muovono con lo stesso passo e nella stessa direzione. È soprattutto a Pietro, da noi accompagnato alla denuncia e sostenuto, che in questo momento sentiamo il bisogno di manifestare la nostra vicinanza perché la sua reazione è oggi condivisa da tanti barcellonesi che non sono più disposti ad accettare sottomissioni e sono fieri della loro libertà.

    Rassegna stampa

    Da 24live.it

    Barcellona, i Carabinieri arrestano quattro persone per estorsione ai danni del ritrovo Perditempo.

    I Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno arrestato quattro persone con l’accusa di estorsione aggravata in concorso ai danni del titolare del ritrovo Perditempo, che subì anche un’aggressione. I militari dell’Arma, coordinati dal capitano Carmine Carusone, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Barcellona, Fabio Gugliotta, che ha accolto la richiesta della locale Procura della Repubblica, guidata dal Procuratore Capo Emanuele Crescenti. Le quattro persone arrestate sono di Santo Genovese, 28 anni, Carmelo Benenati, 33 anni, Francesco Giuseppe Calabrese, 35 anni, e Andrea Benenati, 20 anni, ed altri due indagati, tutti ritenuti responsabili dell’estorsione ai danni del commerciante dell’ex pescheria.
    Il provvedimento restrittivo scaturisce dall’indagine, coordinata dal sostituto Procuratore Dott.ssa Rita Barbieri, ed avviata dal Nucleo Operativo e Radiomobile – Aliquota Operativa di Barcellona Pozzo di Gotto nel mese di novembre del 2018, a seguito dell’aggressione subita dal titolare di una nota attività commerciale ubicata nella zona della “ex Pescheria”, luogo di ritrovo serale dei giovani barcellonesi. Il gestore dell’attività commerciale, la sera del 9 novembre scorso, dopo aver chiesto il pagamento delle bevande consumate da parte di sei avventori ed era stato aggredito con schiaffi al volto senza ricevere il dovuto.
    Le indagini svolte dai Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, attraverso l’acquisizione delle testimonianze e dei riscontri dei sistemi di videosorveglianza, mediante le individuazioni fotografiche, hanno fatto emergere come gli arrestati, anche alla presenza di altri due indagati, non raggiunti questi ultimi due da misura, avessero aggredito il titolare del locale serale, il quale chiedeva alla comitiva il pagamento degli “shortini” consumati, per un ammontare di circa 70 Euro.
    In particolare, l’indagine ha permesso di dimostrare che ……. SEGUE

  • 17.12.2018 | 
    ESTORSIONE A GENOVA: NON SOLO MAFIA

    A seguito della denuncia di tre imprenditori, due dei quali assistiti da LiberoFUTURO Agrigento, ieri sono stati arrestati a Genova un ex parlamentare e un professionista accusati di concorso in estorsione aggravata, consumata e tentata.
    Esprimiamo grande compiacimento per il coraggio dimostrato dai nostri colleghi che, così come avevano già fatto in Sicilia contro i mafiosi, non hanno esitato a denunciare anche in un contesto diverso e meno conosciuto.

    TELENORD.IT

    Estorsione per far lavorare l’amico, arrestato l’ex deputato Pizzimbone
    L’accusa: pressioni sul Comune di Alassio per una consulenza nei rifiuti

    Sono accusati di concorso in estorsione aggravata, consumata e tentata, l’imprenditore Pierpaolo Pizzimbone, ex deputato del Popolo delle libertà, e il consulente Mario La Porta arrestati ieri dalla squadra mobile della polizia di Stato di Savona e Genova su disposizione della procura savonese nell’ambito di un’inchiesta su ambiente e rifiuti.

    Secondo gli inquirenti Pizzimbone avrebbe fatto pressioni sulla società che gestisce il servizio di igiene urbana per il Comune di Alassio, una associazione temporanea di imprese tra EcoSeib, Icos e Ecoin, chiedendo che venisse sottoscritto un contratto di consulenza fittizio con La Porta, per un importo complessivo di 96 mila euro, minacciando in caso contrario di poter pesantemente influenzare le scelte dell’amministrazione comunale causando gravi danni all’impresa.

    Nell’indagine è coinvolto anche l’ex assessore all’Ambiente di Alassio, Rocco Invernizzi (dimessosi il giorno dopo le perquisizioni in Comune e nella sua abitazione), che da quando aveva assunto la delega aveva sanzionato più volte l’azienda per mancato rispetto del contratto di servizio. Rocco Invernizzi è esponente di Fratelli d’Italia (di cui Pizzimbone era commissario provinciale fino a pochi giorni fa, si è dimesso in seguito all’inchiesta) e membro del gruppo Politica per Passione (di cui Pizzimbone è vice presidente, mentre il presidente è il sindaco di Alassio Marco Melgrati)………SEGUE

  • 13.12.2018 | 
    L’ANTIRACKET DI LENTINI COMPIE 25 ANNI

     Domenica 16 dicembre 2018 l’APILC, l’associazione antiracket di Lentini e Carlentini, celebrerà il 25° anniversario della sua fondazione con un convegno che avrà luogo nell’Aula consiliare del Comune di Lentini.

    L’associazione è oggi diretta da Salvatore Giuffrida che è anche presidente della Rete NOMAFIE composta da varie associazioni antiracket siciliane.

    Esponenti di diversi settori della nostra società affronteranno il tema dell’efficacia della lotta a una mafia che sembra sempre più pervasiva. Noi, in particolare, ci chiediamo se l’associazionismo antiracket potrà avere ancora un ruolo in questa lotta, alla luce di misure contraddittorie varate negli ultimi anni dalle Istituzioni.

    L’invito allegato riporta i particolari dell’evento, al quale sarà gradita la vostra presenza.