• 24.07.2018 | 
    RETE NOMAFIE SU LiberoFUTURO

    A proposito della cancellazione di Libero Futuro dall’elenco della associazioni antiracket di Palermo.

    La recente vicenda relativa alla cancellazione di Liberofuturo Palermo dall’elenco delle associazioni antiracket “affidabili” ci induce a intervenire su un argomento che da qualche tempo è fonte di gravi equivoci e di interessate speculazioni.
    Questa esclusione illogica, approssimativa e discutibile ci ha provocato sconcerto e incredulità. La decisione della Prefettura di Palermo, infatti, con argomentazioni parziali e spericolate, sembrerebbe addebitare a Liberofuturo la responsabilità di aver accompagnato alla denuncia alcuni soggetti in qualche modo legati ad ambienti mafiosi e colpiti da interdittive, provvedimenti prefettizi che escludono alcuni imprenditori dalla possibilità di ricevere commesse da enti pubblici. Non tiene conto, la Prefettura di Palermo, che tali imprenditori hanno avuto il sostegno di Liberofuturo in stretto raccordo e su sollecitazione delle Forze di Polizia e che in sede giudiziaria questi stessi imprenditori hanno ricevuto riconoscimenti per la loro fattiva collaborazione. Per fortuna, nessuna accusa di contiguità con ambienti mafiosi è stata sollevata nei confronti dell’associazione. Nelle argomentazioni, la Prefettura sembra ignorare che Liberofuturo Palermo ha accompagnato 300 imprenditori nella denuncia, contribuendo, assieme ad altre associazioni antiracket, al risveglio della coscienza civile in un territorio fortemente ostile alla legalità. Da questo episodio risulta ancora una volta evidente quanto il comportamento incoerente dei diversi pezzi dello Stato incapaci di comunicare fra di loro potrà rivelarsi disastroso quando si chiederà ad altri imprenditori di denunciare per liberarsi dal giogo soffocante della criminalità. Questa vicenda ci induce a sottolineare l’urgenza che alcune norme in materia di interdittive, varate con carattere di leggi eccezionali, vengano presto rivedute e si ritorni a uno stato di diritto che impedisca l’arbitrio dei funzionari su un campo così delicato. Allo stesso modo, al di là dei convegni e delle dichiarazioni di principio, lo Stato ha il dovere di mostrare in che modo intende arginare il fenomeno mafioso e se in questo disegno la presenza delle associazioni antiracket continua ad avere il ruolo strategico e rivoluzionario che ha avuto in questi decenni. Il movimento delle associazioni antiracket oggi più che mai ha bisogno di stimoli e di sostegni da parte delle Istituzioni che dovrebbero arginare il fenomeno mafioso. C’è netta – al contrario – la sensazione che stia toccando i minimi storici l’originaria attenzione per l’esperienza innovativa dell’associazionismo antiracket, che ha contribuito a ridare speranza a migliaia di imprenditori stretti nella morsa mafiosa, e che questa attenzione venga rimpiazzata in modo strisciante da ottusi atteggiamenti burocratici nei confronti dell’impegno di centinaia di volontari i quali ancora operano talvolta mettendo a rischio la propria incolumità. Con l’occasione non possiamo non riconoscere lo straordinario cambiamento operato da Liberofuturo dal 2004 nel difficile territorio di Palermo, anche grazie all’infaticabile e generosa attività di Enrico Colajanni, suo principale animatore, al quale va la stima incondizionata della nostra Federazione. Salvatore Giuffrida Presidente di Federazione ReteNomafie

  • 22.07.2018 | 
    LiberoFUTURO AL SERVIZIO DELLA MAFIA?

    E’ di dominio pubblico la nota Prefettizia che ha disposto la cancellazione (salvo diverso provvedimento in sede Giursdizionale) di LiberoFuturo dall’Elenco tenuto presso le Prefetture.
    Tale provvedimento muove dalla controindicazione rinvenuta nell’assistenza offerta agli imprenditori Virga di Marineo (già soci dell’Associazione Antircaket di Bagheria) cui LiberoFuturo ha prestato assistenza.
    Dalla controindicazione che il Virga aveva in quanto altresì legato a Diesi Franco (imprenditore che pure LiberoFuturo ha supportato nel percorso di denunzia e testimonianza nei processi di Mafia).
    Dalla controindicazione che discenderebbe dal fatto che Diesi Franco sarebbe stato altresì vicino a Russso Roberto (pure associato di LiberoFuturo)
    Che uno degli Avvocati dell’associazione sarebbe la moglie di un soggetto, vicino al gruppo imprenditoriale Virga, nei confronti del quale è stata resa una interdittiva nell’anno 2017 e sequestrata un’azienda (oggi dissequestrata dalla medesima Autorità).
    E che questo soggetto (marito del predetto legale) sarebbe stato visto parlare nel 1999, nel 2003 e 2004 con soggetti controindicati.
    Che il Presidente Enrico Colajanni (cui è oggi subentrato Guido Cosentino) avrebbe commesso diverse leggerezze nel – sostanzialmente – accogliere sotto l’ombrello “protettivo” dell’associazione antiracket soggetti che – non poteva non sapere – avessero un curriculum non illibato.
    Per dovere di precisione ci sono due cose che vanno immediatamente precisate :
    1. Nessuno dei soggetti citati è coinvolto in procedimenti penali per mafia od altri reati di tal guisa
    2. TUTTI i soggetti citati sono stati accompagnati e supportati in un percorso di denunzia di fatti criminali di mafia (come i Virga, di cui si dirà tra breve, che sono stati accompagnati nella costituzione di parte civile dall’ufficio legale del Comitato Addiopizzo).
    Ed è proprio su questo secondo tema che si infrange la questione più delicata che è poi il minimo comune multiplo dell’informativa che cancella LiberoFuturo dall’elenco prefettizio.
    LiberoFuturo ha sino ad oggi accompagnato e supportato oltre 300 vittime di mafia nel doveroso percorso di denunzia e successiva costituzione di parte civile.
    Riteniamo che compito di tale importante branca della società civile, oltre ad una doverosa verifica iniziale quantomento connessa alla sussistenza di procedimenti penali a carico del soggetto che si propone all’associazione (e nella stragrande maggioranza dei casi ciò avviene perché segnalati dalle FFOO), sia la verifica della fondatezza delle affermazioni e del fatto delittuoso che vuol essere denunziato perché se questo è fondato l’Associazione non può e non deve tergiversare, deve immediatamente accompagnare il soggetto alla denunzia e supportarlo nel difficile percorso di tenuta di un accusa contro i mafiosi.
    Si può disquisire sul “perché” un soggetto decida in una dato momento della propria vita imprenditoriale di denunziare ed i motivi – sociologicamente – possono essere tanti ma non si può tollerare che tale doverosa “riflessione” ritardi o impedisca l’arresto di un criminale.
    Ma anche ad ammettere che un imprenditore abbia avuto nel passato un percorso di vita in cui ha commesso reati, e che un dato momento decida di iniziare un percorso nuovo, credere nello Stato e nelle Istituzioni, denunziare, non piegarsi più a logiche di compromesso affaristiche cosa dovrebbe fare lo Stato o la società civile (di cui sono espressione le associazioni antiracket), dire che è “troppo tardi” per iniziare a rispettare le Leggi? Dire che il curriculum non consente più di diventare una persona onesta? Od incoraggiare il cambiamento nella speranza mai sopita che anche questa terra possa cambiare?
    E proprio in virtù del cambiamento in cui crediamo fortemente, il nostro impegno proseguirà costante nel rispetto della Legalità e della Giustizia non guardando al passato, ma al presente e al futuro.
    Nello start up della misura di Prevenzione che ha attinto la famiglia Virga questi – che erano da poco stati ammessi al fondo speciale vittime di mafia e che sono oggi costituiti parte civile contro I Sigg Saguto Silvana, Nasca Rosolino e Provenzano Carmelo nel celebre processo nisseno – sono stati descritti come imprenditori assolutamente in linea con le Istituzioni (beneficiari persino di un encomio formale del Prefetto di Enna per il contributo all’ordine pubblico legato all’arresto di un mafioso del territorio) da parte di rappresentanti delle Istituzioni quali Dr Accordino Francesco (Primo Dirigente della Polizia di Stato in quiescenza, già parte della squadra dei D.rri Cassarà e Montana, memoria storica del contrasto a cosa nostra in Sicilia), il Col Piccinelli Paolo (Com.te P.le Pescara, per 11 anni in Sicilia e per 3 Comandante del Reparto Operativo in Palermo) , il Col Daidone Baldassarre (Com.te Reggimento Lazio già Com.te P.le Enna dal 2010 al 2014), l’Isp Capo P.S. Vutano Salvatore (oggi in quiescenza ma operativo nel territorio di Partinico dal 1986 al 2003) ed il Cap. Di Gesare Salvatore (Comandante del nucleo informativo di Palermo già Comandante – dal 2007 al 2015 – della II sez del nucleo operativo ).
    I due collaboratori di Giustizia (Brusca e Giuffrè) sentiti a Firenze sulla famiglia Virga hanno confermato che lungi dall’essere in affari con la Mafia questi sono – nel tempo – solo ed esclusivamente stati oggetto di richieste estorsive e che si rifiutavano di pagare (subendo danneggiamenti e persino un tentato omicidio)
    Se per l’associazione è una colpa essere stata vicina a questi imprenditori – già ampiamente supportati dalle FFOO e dalla Procura della Repubblica – allora ce ne assumiamo ogni reposnsabilità perché – altrimenti ragionando – verrebbe snaturato uno dei primi doveri di una associazione antiracket che è quello di incoraggiare, supportare e non abbandonare chi ha il coraggio (vecchio o nuovo che sia) di ribellarsi finalmente al giogo mafioso
    Come riconosce la stessa nota scopo principale dell’associazionismo antiracket deve essere considerato lo “svolgimento dell’attività di sensibilizzazione delle vittime alla denuncia degli autori dei reati in materia di estorsione e usura a cui sono chiamate le associazioni”
    LiberoFuturo peraltro, per propria politica, non si è mai costituita parte civile se nello specifico processo non ha accompagnato la vittima nella propria correlata costituzione di parte civile, proprio per scongiurare quel business di cui (poco) si è discusso.
    In alcuni processi – come Apocalisse – ha accompagnato anche 15 vittime nel coronamento di un percorso iniziato proprio con lo stimolo alla denunzia ed alle collaborazioni con le FFOO dopo una pluriannuale campagna di volantinaggio e sensibilizzazione dei commercianti fatta “porta a porta” distribuendo materiale informativo ed incoraggiando il consumo critico.
    Sarebbe stato bello leggere tutte le informazioni di cui si è testè parlato, ma dare atto di tutta questa attività insieme alle controindicazioni contenute nella nota sarebbe significato ammettere che le Istituzioni, la normativa vigente ed il raccordo tra vari Organi dello Stato, oggi, più di ieri, ha un problema enorme.
    Un conto è infatti addebitare questo o quell’atteggiamento ad una costola della società civile un altro è prendere atto di sempre più frequenti momenti di black-out istituzionale.
    Buio determinato – si badi – non da condotte intenzionali o per così dire dolose, ma da un assurdo ed incomprensibile vuoto normativo.
    Come si è cennato il diniego di iscrizione nell’elenco Prefettizio è determinato solo ed esclusivamente dalla vicinanza con imprenditori associati mai attinti da alcun pregiudizio diretto e che sono stati parte attivissima nell’opera di convincimento di altri imprenditori, in un territorio così difficile a denunziare.
    Ma proprio il “caso Virga” (al di là del risalto mediatico all’interno del “cdd Caso Saguto” che li vede più che vittime di un sistema fondato su tutto tranne che sulla legalità) è l’emblema del balck out istituzionale di cui si discute.
    Non può ritenersi “normale” che alcuni rappresentanti delle Istituzioni (ai più alti livelli) ne dipingano la linearità di comportamento e la nota prefettizia invece li faccia apparire come spietati criminali tanto da determinare addirittura la cancellazione dell’Associazione cui si sono rivolti per “contaminazione”.
    Per usare le parole di uno dei coraggiosi ed encomiabili uomini della squadra del compianto Commissario Cassarà (il Dr Accordino):

    “La collaborazione del Sig. Virga è durata per oltre trent’anni, dall’inizio degli anni ’80 a qualche anno fa, quando ancora mi metteva al corrente di fatti delittuosi di cui veniva a conoscenza. Con gli organi investigativi di Polizia e Carabinieri ho sempre definito la famiglia Virga come UNA MUCCA DA MUNGERE e ho sempre ammirato la volontà di Virga di difendere il suo lavoro e la sua famiglia. Egli, peraltro, si è sempre dichiarato disponibile a incontrare i magistrati che si occupavano delle varie vicende per fornire chiarimenti e collaborazione alle indagini.
    Virga mi è stato utilissimo per le mie indagini sulle famiglie mafiose di Palermo e provincia. E’ stato utilissimo anche al mio collega Cassarà con il quale, anche sulla base delle informazioni fornite da Virga, ricostruivamo gli assetti delle famiglie mafiose.
    A causa di tutte queste denunce e collaborazioni e esternazioni contro i delitti di mafia che subiva ritengo che lo stesso fosse considerato più “sbirro” che mafioso.”

    Davanti a tali affermazioni od ad altre come quelle degli Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri (Col. Daidone, Piccinelli o Di Gesare) del seguente tenore :
    “Abbiamo allestito la macchina del sig. Virga con dei registratori e abbiamo preparato la squadra per circondare l’area ove all’indomani si sarebbe svolto l’incontro, così che quando ciò è avvenuto abbiamo subito bloccato il soggetto in flagranza di reato.”
    Oppure:
    “So che il col. Daidone effettivamente condusse in porto con esito positivo le indagini legate al fatto denunciato dai Virga e so che per il coraggio mostrato essi ricevettero un encomio da parte del Prefetto (non ricordo esattamente se ebbero anche un parziale risarcimento dei danni da parte della Prefettura).
    La denuncia nei confronti di Polizzi Stefano, peraltro, trovava riscontro nelle risultanze delle indagini che avevano evidenziato in quel periodo la commissione di estorsioni da parte di questo soggetto anche ai danni di altri commercianti.
    Quella indagine si concluse nel mese di aprile 2012, quando fu eseguita una ordinanza di custodia cautelare in carcere resa nei confronti di Lo Gelfo Francesco, Polizzi Stefano e altri soggetti di quel mandamento mafioso”

     

    Come si può (o come può un Associazione) non fare il proprio DOVERE supportando ed accompagnando imprenditori così coraggiosi nella difficile scelta di collaborare attivamente con le FFOO.
    Ma non è un caso isolato, anche Amodeo, imprenditore trapanese nelle condizioni di cui sopra, alla prima udienza ha chiesto di sentire, non chissà quale politico o collega ma il Capo della Squadra mobile Trapanese (Dr Giovanni Leuci) che ne ha descritto un quadro non dissimile da quello di cui si è detto per i Virga.
    Ed ancora è capitato che imprenditori che subiscono – da un lato – interdittive della Prefettura, siano piuttosto – dall’altro lato – encomiati dalla Locale Procura della Repubblica per l’apporto ricevuto nei processi pendenti in termini di piena ed incondizionata testimonianza contro i criminali e siano addirittura destinatari di risarcimenti danno e provvisionali a carico dei mafiosi.
    Tutto ciò non è normale perché lo Stato più di qualsiasi altro Ente o Privato non può permettersi l’INCOERENZA.
    Oggi, molto più che un tempo, o sei contro o sei con cosa nostra.
    Non esistono zone d’ombra, aree grigie o larvati intenti collusivi (quello stadio è già – oggi – MAFIA nella sua peggiore espressione omertosa) .
    Ed allora – ed è questo il vuoto normativo cui si faceva prima riferimento – lo Stato non può non prendere una posizione decisa nei confronti di soggetti (e la Sicilia ne è ricolma) che pur avendo vissuto periodi della loro vita in cui non avrebbero denunziato neanche se avessero trovato uno stop rotto nella propria auto perché in quel preciso momento storico non solo non era iniziata alcuna rivoluzione culturale (che oggi invece è in corso) ma imperava l’omertà più buia, oggi abbiano fatto una scelta secca e decisa affiancando le FFOO e denunziando cose, fatti e circostanze che prima non si sarebbero mai sognati di dire se non addirittura di pensare.
    Se questi soggetti non sono mai stati attinti da nessun provvedimento, né sono mai stati condannati o persino indagati, ma come più sempre accade sono le nuove generazioni espressione di un diverso modo di pensare, può lo Stato punirli per il sol fatto di fare impresa in territorio Siciliano ed avere parentele controindicate dal cui modo di fare si sono comprovatamente dissociati?
    Nel caso della nota rivolta a LiberoFuturo nessuno (né gli imprenditori associati, né men che meno i Virga) ha neanche un indagine di mafia in corso.
    Anzi, come detto, ha in corso piuttosto un percorso di affiancamento allo Stato che da un verso lo encomia e dall’altro lo punisce.
    Innanzi a tale panorama quali strumenti (e correlativamente quale “colpa”) può avere un associazione che questo atteggiamento incoraggia accompagnando alla denunzia gli imprenditori estorti?
    La colpa di non avere “vigilato” o non essersi accorta di questa o quella circostanza.
    Chiedere ad una Associazione di svolgere un compito che non le deve competere non è “giusto” sotto l’aspetto etmologico del termine.
    Non ne ha gli strumenti, a differenza, ma è una polemica nella quale non si ritiene – per doveroso rispetto istituzionale di entrare – di chi avrebbe potuto sospettare di un sistema di raccomandazioni e sponsor illegittimi come quello che ha portato a formulare il capo 66 del decreto che dispone il giudizio nel cdd processo alla Dssa Saguto e che vede imputata con l’allora Prefetto di Palermo Francesca Cannizzo.
    Seguendo il medesimo ragionamento di cui alla nota oggi “per contaminazione” dovrebbe ritenersi “inaffidabile” l’intero apparato entro il quale le condotte di cui al capo 66 sono state commesse.
    Non è e non può essere così perche se qualcuno fa qualcosa “che non va” non tutti coloro che gli sono vicini ne sono complici o consapevoli.
    Ma se è vero questo – e continuiamo a fondare il nostro sistema giuridico sul principio per cui la Legge è (e deve essere) Uguale per Tutti – chiedersi come possa accadere quel che oggi si commenta non può che ritenersi legittimo.
    Che la risposta si debba invocare in sede Giurisdizionale o Normativa non è argomento semplice sotto il profilo tecnico.
    Quel che è certo che una risposta non può non esserci.
    Può lo Stato – nella sua espressione Ministeriale-Prefettizia – ignorare la collaborazione con le FFOO e le Procure nel difficile percorso teso ad incastrare gli imputati contro cui questi imprenditori testimoniano, risucchiandoli nel vortice delle informative antimafia interdittive?
    Che “messaggio” si invia così ad altri imprenditori che ancora questo percorso di denunzia non hanno avuto il coraggio di intraprendere?
    Perché se è vero che la denunzia deve oggi essere considerato un dovere morale prima ancora che civico o giuridico, il messaggio che lo Stato trasmette nei confronti di chi (con più fatica di altri essendo inserito in un contesto anche familiare difficile) trova questo coraggio non può essere né di indifferenza, né, men che meno di accanimento amministrativo, perché per crescere ed educare i propri figli (ogni genitore di buon senso lo sa) ci vuole determinazione, valori e principi, ma soprattutto ci vuole coraggio….di scelta e di azione.
    E’ ora che finalmente se ne parli e non “così per dire”, o a fini congressuali o di studio, ma con azioni e gesti concreti.
    Così soltanto sarebbe possibile evitare “scollamenti” così gravi e pericolosi tra quello che – come si dice – fa la mano destra e quello che fa quella sinistra.
    Perché convincere a denunziare qualcuno che non lo ha mai fatto perché molto giovane o neo-imprenditore è difficile, ma convincere a denunziare chi ha vissuto momenti bui della storia Siciliana dove l’omertà sembrava essere l’unico escamotage salvavita è opera quasi impossibile, farlo sapendo che qualsiasi scelta si farà, sarai comunque ingnorato se non colpito da un sistema che non ti protegge, oggi, più di ieri, è pura utopia.

  • 09.07.2018 | 
    RICORDARE BORSELLINO AMMONENDO I MAFIOSI

    L’appuntamento socio-culturale al quale parteciperà anche LiberoFUTURO, alla vigilia del 26° anniversario della strage di via D’Amelio, sarà occasione per presentare la Lettera dei Vescovi di Sicilia “Convertitevi” e per rinnovare una maggiore attenzione alle diverse e complementari azioni di contrasto al fenomeno mafioso seguendo l’operato esemplare di Paolo Borsellino.

    Legalità e lotta alla mafia: un impegno di tutti, per tutti, martedì 17 luglio 2018, alle ore 21.00
    spiazzale davanti la chiesa di san Giovanni Battista del Lungomare Boeo di Marsala.

    Relatori: Mons. Giuseppe Marciante, Vescovo di Cefalù, Dott. Vincenzo Pantaleo, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.

    Saranno presenti Mons. Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, Dott. Alberto Di Girolamo, Sindaco di Marsala.

    Dalla lettera dei Vescovi siciliani 25 anni dopo l’anatema di Papa Giovanni Paolo VI
    Tutti i mafiosi sono peccatori: quelli con la pistola e quelli che si mimetizzano tra i cosiddetti colletti bianchi, quelli più o meno noti e quelli che si nascondono nell’ombra. Peccato è l’omertà di chi col proprio silenzio finisce per coprirne i misfatti, così facendosene – consapevolmente o meno – complice. Peccato ancor più grave è la mentalità mafiosa, anche quando si esprime nei gesti quotidiani di prevaricazione e in una inestinguibile sete di vendetta.
    Peccato gravissimo è l’azione mafiosa, sia quando viene personalmente eseguita sia quando viene comandata e delegata a terzi. Strutture di peccato sono le organizzazioni mafiose, perché con i loro intrighi e i loro traffici si rivoltano contro la volontà divina e producono quello che san Paolo chiamava il «salario del peccato», cioè la morte (Rm 6,23). La morte fisica, che le azioni mafiose causano dolorosamente tra gli esseri umani. E la morte radicale, che rimarrà – nel momento supremo del giudizio di Dio – inconciliabile con la vita eterna.
    (dal n. 2.1 della Lettera dei Vescovi di Sicilia)

    LA LETTERA DEI VESCOVI

    Il VOLANTINO EVENTO

    VOLANTINO PADRE FIORINO

     

  • 23.06.2018 | 
    DA MILANO ALLO ZEN

    LiberoFUTURO ha incontrato un gruppo di studenti milanesi del liceo GB. Montini venuti a Palermo ed in particolare allo ZEN per conoscere l’impegno dell’associazione LIEVITO ONLUS per l’emancipazione di un contesto sociale difficile e problematico.
    Infatti, lo scopo dell’associazione – attraverso lo svolgimento di attività nel settore dell’animazione socio-culturale e della formazione – è essere all’interno del quartiere stesso uno stimolo alla voglia di cambiamento, di riscatto, di dignità che ogni uomo porta in sé, aspirazioni che a causa del vissuto di emarginazione il più delle volte gli abitanti del quartiere non riescono ad esprimere.
    Inoltre, i ragazzi hanno incontrato varie realtà associative palermitane e fra queste anche LiberoFUTURO. Enrico Colajanni e l’imprenditore denunciante Maurizio Consiglio hanno raccontato la loro esperienza ormai decennale. Si è parlato delle attività svolte in varie provincie della Sicila occidentale per estendere il movimento antiracket e antimafia la dove manca ancora e naturalmente si è anche parlato delle esperienze promosse da LiberoFUTURO per realizzare reti di imprenditori antiracket finalizzate a sviluppare economia sana anche valorizzando i beni sequestrti e confiscati.
    Si è anche parlato della presenza della mafia al nord e della necessità di estendere anche in quelle regioni le buone pratiche realizzate al sud.

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  • 20.06.2018 | 
    INIZIA A LAMEZIA TRAME FESTIVAL 2018

    Trame festival, parte a Lamezia Terme l’ottava edizione: oggi l’inaugurazione. Ci sarà il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri tra i protagonisti della prima giornata del festival.

    Tutto pronto per l’ottava edizione di Trame Festival dei libri sulle mafie, che verrà inaugurata oggi 20 giugno e che per cinque giornate animerà il cuore della città di Lamezia Terme con dibattiti, workshop, proiezioni, mostre e spettacoli. Tema dell’edizione di quest’anno, il coraggio di ogni giorno, per ribadire l’importanza dell’impegno quotidiano di tutti e rilanciare ancora una volta il messaggio della forza dirompente dei libri e della cultura contro tutte le mafie e tutte le forme di illegalità. L’inaugurazione del Festival, in programma mercoledì 20 giugno alle 17 al Chiostro San Domenico, vedrà gli interventi del direttore artistico di Trame.8 Gaetano Savatteri, del presidente della Fondazione Trame Armando Caputo, dell’Assessore all’Istruzione e alle attività culturali della Regione Calabria Maria Francesca Corigliano, del commissario straordinario del Comune di Lamezia Terme Francesco Alecci, della responsabile per la legalità e la sicurezza di Confcommercio Anna Lapini.

    Zoom24
    Nella mattina alle 12, all’interno del Chiostro S. Domenico, sarà inaugurata la mostra fotografica “La voce di Impastato. Volti e parole contro la mafia”, progetto editoriale frutto della collaborazione tra il regista Ivan Vadori e il fotografo Elia Falaschi, che saranno presenti in occasione dell’inaugurazione della mostra per illustrare i contenuti di un percorso di immagini e parole che parte dal documentario realizzato da Vadori “La voce di Impastato”.
    Nel pomeriggio, subito dopo l’inaugurazione del Festival, a Piazza Mercato Vecchio anteprima nazionale dell’installazione site specific “TrameFrame” di Luigi Giudice feat. GLoois a cura del Collettivo Istmo. In occasione dei cinquant’anni dalla nascita della città di Lamezia Terme, “TrameFrame” vuole ripercorrere la storia di una comunità, senza chiudere gli occhi sulle pagine più nere, a cominciare proprio dal terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale, e al tempo stesso attingendo e richiamando la ricchezza del passato di questo territorio, i suoi elementi naturali, il paesaggio, i miti, l’arte e l’archeologia, che vanno “a ricomporre uno sguardo” e a costruire “oltre le trame, le linee, i profili di una Storia”. È su questi elementi che si può costruire l’identità presente di Lamezia, molto più ricca della sua parabola istituzionale e criminale. A partire dalle 18 a Palazzo Nicotera si parlerà del Caso Moro con Simona Zecchi, autrice del libro “La criminalità servente nel Caso Moro” (La Nave di Teseo) che dialogherà con il giornalista di Repubblica Francesco Viviano. Alle 19 al Chiostro San Domenico Lorenzo Marone parlerà del suo ultimo libro sul giornalista Giancarlo Siani dal titolo “Un ragazzo normale” (Feltrinelli) conversando con la giornalista de “Il Corriere della Calabria” Alessia Truzzolillo.

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    Alle 20 in Piazzetta San Domenico il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri parlerà con Gaetano Savatteri del libro scritto a quattro mani con Antonio Nicaso “Fiumi d’oro. Come la ‘ndrangheta investe i soldi della cocaina nell’economia legale” (Mondadori).
    In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, l’attualissimo tema delle migrazioni sarà al centro dell’incontro in programma alle 21 al Chiostro San Domenico con il libro “Non lasciamoli soli. Voci dall’inferno della Libia. Quello che l’Italia e l’Europa non vogliono ammettere” (Chiarelettere), di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti. Coordinati da Giulia Veltri, interverranno l’autore Francesco Viviano e Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere.
    Alle 22 a Palazzo Nicotera anteprima nazionale del nuovo progetto di Confcommercio “Il titolare”, una web serie che, attraverso degli sketch, fa riflettere con ironia sulla pressione della criminalità organizzata nella vita degli imprenditori, rappresentando una sorta di mondo capovolto o ideale nel quale, ad esempio, è l’estortore che deve essere consolato perché chiedere il pizzo non è più di moda. Coordinati da Gaetano Savatteri, interverranno Anna Lapini, Carlo Loforti, Sergio Vespertino e Luca Di Giovanni.
    A concludere la prima giornata di Trame.8, Vittorio Alberti che dialogherà con il giornalista Pablo Petrasso de “Il Corriere della Calabria” sul libro “Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura” (Rizzoli).

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    Il programma in pdf di TRAME Festival 2018 TRAME 8_programma

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  • 08.06.2018 | 
    IN TRIBUNALE A SOSTEGNO DI UN’IMPRESA

    L’ACIPAFS e Rete NoMafie in tribunale a sostegno di una impresa di Floridia (SR) sottoposta a estorsione.

    Si svolgerà lunedì 11 giugno 2018 al Tribunale di Siracusa la seconda udienza del procedimento penale che vede Vincenzo Pizzo indagato per i reati di ricettazione ed estorsione ai danni dell’azienda agricola in territorio di Noto condotta da Maria Aparo, moglie di Salvatore Carruba, fra i fondatori e attuale vicepresidente dell’ACIPAFS, la storica associazione antiracket di Floridia e Solarino.

    Calogero Guida, presidente dell’ACIPAFS, ha annunciato che sarà presente all’udienza assieme ai componenti del consiglio direttivo dell’associazione, per sostenere il collega e mandare un messaggio agli imprenditori del territorio che ancora subiscono passivamente le minacce estorsive.

    Ad assistere i due imprenditori danneggiati ci sarà anche Salvatore Giuffrida, presidente della Federazione Rete NoMafie, di recente costituzione, la quale sta sperimentando con esiti positivi azioni innovative nella lotta alle attività criminali che danneggiano le imprese.

    Siracusa, 8/6/2018
    Rif. 3388135797

  • 07.06.2018 | 
    IL VERO POTERE: LA MASSOMAFIA

    Massomafia è un termine coniato negli anni ’80 da Giuseppe D’Urso, ingegnere fondatore dell’Associazione “I Siciliani” ed esponente di movimenti antimafia.
    Indica il ruolo centrale della massoneria nei rapporti tra le istituzioni e le organizzazioni mafiose. È quel filo sottile che unisce il mondo illegale con il mondo istituzionale.
    Precisamente D’Urso sosteneva che “le mafie non sono solo una patologia tipica delle Regioni del Sud Italia, ma un vero e proprio braccio armato di un regime di malaffare, un male endemico diffuso e istituzionalizzato, protetto e organizzato su basi ben precise, espressione di una parte consistente della classe dirigente locale e nazionale”.
    Una serie di interconnessioni tra i vari poteri: la magistratura, le istituzioni, l’imprenditoria e la stampa che hanno come collante la massoneria ivi, in logge deviate, si incontrano le varie parti per trattare, aggiustare processi, indirizzare l’informazione e la piccola e grande economia nazionale

    di Marisa Denaro da ANTIMAFIADUEMILA

    La mafia che penetra nei circoli massonici non è una cosa nuova, in passato il boss Bontate, al giorno d’oggi Messina Denaro hanno frequentato logge massoniche. La possibilità di entrare in contatto con la classe dirigente sia locale che nazionale e persino con l’alta finanza internazionale, fa gola a chi ha ingenti capitali da ripulire.
    Così ci si ritrova con la classe dirigente ed élite criminale unite nella gestione della cosa pubblica persino a promulgare leggi ad hoc arrivando ad un punto tale da non riuscire più a distinguere chi è mafioso e chi è il complice esterno.
    L’evoluzione delle mafie passa attraverso una capacità imprenditoriale in grado di inserirsi nei vari settori riuscendo a manovrare istituzioni ed imprese.
    Se dapprima si poteva parlare di una simbiosi mutualistica tra mafia e i vari settori che operano nel nostro paese, grazie alla crescente complicità dei colletti bianchi, si è formata una entità unica.
    Colpire l’intera massomafia non è cosa semplice poiché le normative a disposizione della magistratura, sono irrisorie: le pene per corruzione e voto di scambio non sono adeguate alla portata dei crescenti reati che vengono denunciati e registrati ogni anno.
    La corruzione si annida nei gangli della politica e delle istituzioni a tal punto che, sussiste un sentimento di silente accettazione, dovuta anche alla certezza che i pubblici ufficiali che commettono tale reato, non siano puniti con pene esemplari.
    Di voto di scambio si inizia a parlare dopo la strage di Capaci…SEGUE

    La foto è tratta dalla copertina del libro MASSOMAFIA di Andrea Leccese

  • 31.05.2018 | 
    ANCHE A CASTELVETRANO SI PUO’ FARE?

    Sottoscritto protocollo di intesa fra LiberoFUTURO e l’Istituto Comprensivo “L. Radice Pappalardo” per la realizzazione di attività di sensibilizzazione e informazione in tema di legalità e lotta alla mafia.

    Ieri, 30 maggio, di fronte ad una platea di cento studenti dell’Istituto Ferrigno di Castelvetrano, si è svolto un interessante dibattito sui vari temi della lotta alla mafia. L’incontro promosso dal Rotary e da LiberoFUTURO è iniziato con i saluti della dottoressa Buffa e della professoressa Barone.

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    In apertura, anche per onorare la memoria di Falcone e Borsellino uccisi a maggio e luglio del 92, è stato proiettato il video “Lettera al caro mafioso” realizzato da LiberoFUTURO a sostegno del Magistrato Di Matteo.
    La Dott.ssa Zizzo ha svolto un interessante intervento sulle modificazioni avvenute negli anni nel modo di vivere e di pensare dei mafiosi e delle loro famiglie. Se in passato la mafia tendeva a differenziarsi dal resto della società civile adottando un suo codice di comportamento, oggi, invece, tende a confondersi col resto della società facendo propri comportamenti che in passato non accettava o addirittura abborriva.
    Colajanni ha raccontato l’esperienza del consumo critico NOPIZZO che coinvolgendo di decine di migliaia di consumatori riesce a far diventare di massa la rivolta degli imprenditori che denunciano e che in passato, però, restavano spesso isolati. In particolare ha rivolto un invito ai docenti e soprattutto agli studenti a mobilitarrsi insieme all’associazione per sensibilizzare e coinvolgere amici e parenti.
    Clemenza ha descritto le varie forme e modalità di estorsione in uso nel trapanese ed ha spiegato quanto sia fondamentale sensibilizzare alla denuncia gli imprenditori ma anche il resto della società civile. Ha parlato dell’impegno repressivo dello Stato ma ha anche spiegato che senza il pieno coinvolgimento dell’intera società la mafia non sarà mai sconfitta.
    La Grassa ha invece parlato dell’impegno profuso dal CRESM, che lui precede, ma anche da Libera e dalla rete di imprenditori legati a LiberoFUTURO per la sana e produttiva gestione dei beni sottratti alla mafia. Ha fornito le cifre relative al valore dei beni confiscati in provincia di Trapani e ha detto che se si riuscise a metterli tutti a valore si potrebbero ottenere un’enormità di posti di lavoro in un quadro di economia sana.
    Infine come è ormai prassi negli incontri organizzati da LiberoFUTURO e NOMAFIE è stata presentata la nuova app Prìmere suscitando l’interesse sia degli studenti che dei docenti.

    Nostri precedenti:

    CONVEGNO ANTIMAFIA A CASTELVETRANO

    UN’APP PER ESSERE TUTTI PIU’ SICURI E RESPONSABILI

  • 29.05.2018 | 
    CONVEGNO ANTIMAFIA A CASTELVETRANO

    Mercoledì 30 maggio a Castelvetrano il Rotary e LiberoFUTURO hanno organizzato un convegno all’Istituto Ferrigno sul tema del ruolo di tutti i cittadini responsabili nella lotta alla mafia. Si parlerà di consumo critico NOPIZZO, di gestione dei beni confiscati e sarà anche presentata la nuova APP Pìmere che consente di allertare istantaneamente e con due semplici click il 112 (Numero unico europeo).

    Da Castelvetrano_Selinunte

    “Legalità come educazione alla normalità: testimonianza di impegno contro la mafia” Mercoledì 30 maggio alle ore 11.00 presso l’Aula Magna dell’ISSTP G.B.Ferrigno di Castelvetrano, per iniziativa del Rotary Club Castelvetrano Valle del Belice in collaborazione con l’Associazione LiberoFUTURO di Castelvetrano, si svolgerà il Convegno dal titolo “Legalità come educazione alla normalità: testimonianza di impegno contro la mafia” nell’ambito del progetto del club service castelvetranese “Consumo responsabile”.

    L’idea che ha accomunato gli organizzatori dell’evento è basata sulla convinzione che la lotta alla mafia debba possedere un carattere culturale, prima ancora che di carattere repressivo, bisogna infatti educare le menti dei giovani ed inculcare in loro la convinzione che il contrasto alla malavita organizzata sia dovere di ogni cittadino, di conseguenza la scelta di realizzarlo all’interno di una scuola a beneficio di studenti. A conclusione del convegno verrà presentata l’App “Primere” 112 Unico Europeo del Ministero dell’Interno, un’app gratuita per dispositivi telefonici che consente ad utenti registrati di segnalare in tempo reale un reato specifico o di inviare un alert generico con una localizzazione puntuale anche nei casi in cui il chiamante non sa o non è in grado di dire dove si trova.
    Un altro appuntamento che conferma l’attenzione dei cittadini castelvetranesi ai temi della legalità e del contrasto alla malavita organizzata.