• 08.02.2019 | 
    QUESTA È LiberoFUTURO

    Fatti concreti e i mafiosi ne sanno qualcosa! Quattro condanne ed un’assoluzione per il primo grado in ordinario del procedimento scaturito dall’operazione Panta Rei che nel 2015 colpì i clan della parte orientale di Palermo (Porta nuova, Villabate e Bagheria). Risarcimenti alle parti civili ed in particolare a LiberoFUTURO che aveva assistito l’unica vittima di questo troncone del processo.
    Naturalmente il risarcimento per l’associazione ha un valore simbolico perche si dovrebbe procedere per via civile contro i mafiosi ma sarebbe tempo perso.
    Questa sentenza è l’ultima in ordine di tempo che certifica il lavoro fatto negli anni da LiberoFUTURO e dalle altre associazioni ad essa collegate che le Prefetture di Palemo e Trapani hanno deciso di interdire.
    Ci batteremo per essere riabilitati e poter continuare la nostra lotta alla mafia ma anche alla corruzione e alle storture istituzionali.

    Rassegna stampa

    Palermotoday Bagheria: quattro condanne e un’assoluzione

  • 26.01.2019 | 
    LiberoFUTURO NON È SOLA

    In questi mesi di mobilitazione a sostegno di LiberoFUTURO e delle altre associazioni colpite dalle interdittive prefettizie, abbiamo ricevuto sostegno e consenso da oltre 3000 persone che hanno sottoscritto la petizione online, da numerose associazioni come il CRESM, Poliedri di Genova, ProfessionistiLiberi, Rete NOMAFIE, Libera Genova, da TeleJato e dalla testata giornalistica Alqamah ecc.

    Un ringraziamento particolare a Riccardo Agnello, Alberto Mangano e Lella Feo che hanno avuto l’idea di lanciare la petizione e naturalmente grazie anche ai tanti che si sono impegnati per la raccolta firme.

    Tanta solidarietà e l’interesse dimostrato da due istituzioni come le commissioni antimafia regionale e nazionale ci incoraggiano a proseguire al fine di ottenere la riabilitazione delle nostre associazioni e di rianimare l’antimafia sociale che qualcuno pare voglia mettere all’angolo.

    Pertanto vi invitiamo a promuovere e sottoscrivere  la petizione online “Immaginiamoci un futuro libero” con l’obiettivo di raggiungerre le 5000 firme e vi proponiamo alcuni dei tanti messaggi ricevuti in queste settimane sui social.

    Poliedri (scuola di cittadinanza attiva)
    Quaranta anni fa, il 24 Gennaio 1979, l’omicidio del sindacalista dell’Ilva genovese Guido Rossa.

    Il martirio di Rossa segna la definitiva rottura tra il terrorismo e l’ambiente delle fabbriche.
    Il suo martirio dice pero’ a tutti noi qualcosa di ancora più profondo: ciascuno di noi può essere coraggioso e fedele a se stesso,come lo e’ stato Rossa con il suo atto di denuncia. Questo emerge dal discorso del PdR Sergio Mattarella.
    Con Guido Rossa, tanti uomini e donne del nostro Paese e nel mondo che nel silenzio hanno compiuto e compiono ogni giorno quella che Umberto Ambrosoli chiama “ostinazione civile”:

    “la profonda determinazione al farsi carico della condizione della nostra società, al farsi carico al di fuori di un dovere propriamente politico e anzi al pretendere da tutti,sopratutto dal chi vive la politica semplicemente come delega che il suo ruolo politico e’ un ruolo che si sviluppa nella dimensione civica quotidiana.”

    Guido Rossa e tutti gli uomini e le donne “liberi/e e forti” come lui, ci lasciano l’esempio della possibilità di rimanere liberi e attraverso la libertà di vivere la propria responsabilità senza piegarsi a facili vie d’uscita che non ci farebbero essere fedeli a noi stessi.

    Ci lasciano l’esempio del “coraggio” come virtù civile che ciascuno può esercitare nella quotidianità, come i nostri studenti hanno potuto imparare dalla testimonianza di
    Nicola Clemenza dell’associazione Libero Futuro antiracket e di Enrico Colajanni nel corso del modulo BENI INDIVIDUALI, BENI COLLETTIVI.

    Non è eroismo. E’ gente normale che ha dovuto scegliere se resistere o ritirarsi, cioè annullare il senso del proprio ruolo. Richiamando alle parole scritte da Giorgio Ambrosoli, assassinato pochi mesi prima di Rossa, ricordiamo a noi tutti e ai nostri studenti che questo e’ una delle missioni di Poliedri: essere agenti coraggiosi di cambiamento.
    Giorgio Ambrosoli: “Non posso insegnare ai miei figli a non fare, per paura, ciò che reputano giusto”.

    Gianpiero Caldarella
    Domani sarà il 40° giorno di sciopero della fame per Enrico Colajanni. Anni e anni di battaglia per contrastare il fenomeno del racket, centinaia di imprenditori accompagnati nel percorso di denuncia degli estortori ma nessuna marchetta a circoli politici o giudiziari, anzi, un’onestà intellettuale al limite del masochismo (col senno del poi questa parola non mi sembra esagerata) nell’esprimere la propria scomoda posizione su più casi di inchieste dubbie e ostracismi di stato (vedi i vari casi Maniaci, Saguto, Caruso, ecc). E forse anche per questo l’associazione antiracket “LiberoFuturo” di cui Enrico è uno dei fondatori sta pagando il prezzo. Le interdittive della prefettura che hanno bloccato il suo lavoro per essere messe in atto non hanno bisogno di prove ma di sospetti. Come se a far scuola fosse il tribunale dell’inquisizione. E questo sarebbe lo Stato che mostra i muscoli? Cosa aspettano per intervenire e chiarire una volta per tutte la situazione? Dicano che Enrico è un delinquente e lo sbattano in galera se ne hanno le prove, diversamente la finiscano di “consumare” le buone esperienze con la logica andreottiana del silenzio come migliore risposta. Il silenzio colpevole dei protagonisti di questa vicenda e il silenzio complice di quanti strombazzano ogni piccolo segnale di lotta alla mafia – fosse anche la stampa di una magliettina col volto di Falcone e Borsellino- come una grande vittoria mentre lasciano marcire le esperienze che hanno già dimostrato di produrre risultati. Siate onesti per una volta, cari signori, siate onesti prima di tutto con voi stessi. In un tritacarne del genere potreste finirci anche voi. E quando la legge è così lontana dalla giustizia succede che la mafia è tanto ma tanto vicina a riprendere il controllo del territorio fisico e politico. Avete nostalgia dei vari Lima, Ciancimino, Andreotti e via discorrendo? Continuate così allora. Diversamente firmate la petizione a sostegno di Enrico, s’il vous-plait

    Quando si è di fronte a una matassa da dipanare è importante saper ripercorrere a ritroso il percorso del filo che si è aggrovigliato. Una cosa che sa fare benissimo Salvo Vitale. Ragione per cui consiglio la lettura di questo pezzo che non solo ci dice cosa si è “inceppato” nel sistema della lotta alla mafia ma ci lascia intravedere molto di più sul funzionamento del sistema giustizia/burocrazia in questo Paese. Ne usciremo mai? Intanto rinnovo la solidarietà ad Enrico Colajanni, giunto ormai al quindicesimo giorno di sciopero della fame.

    Stefania Campo
    LA MAFIA UCCIDE IL SILENZIO PURE
    Cos’è e qual è la vera antimafia? Quella vera e non la cosiddetta antimafia di facciata che invece inzozza i nomi e i veri valori di chi con tutte le proprie forze e con la propria anima combatte la criminalità organizzata? Lo chiedo e me lo chiedo da giorni, seguendo la vicenda di Enrico Colajanni, fondatore dell’associazione anti racket Libero Futuro, che nelle scorse settimane, facendo un duro e prolungato sciopero della fame, ha protestato contro la decisione della Prefettura di Palermo che ha cancellato ben quattro associazioni antiracket del circuito di Libero Futuro. Il prefetto Antonella De Miro ha cancellato l’associazione di Colajanni perché figurerebbero persone vicine ad ambienti mafiosi. Un’accusa che trovo infondata e infamante e che non può non vedermi affianco a Enrico nella sua lotta, conoscendo la persona e non avendo dubbio sulla sua assoluta limpidezza e moralità, ma che mi porta allo stesso tempo ad alcune riflessioni più generali, anche rispetto al ruolo che la politica stessa sta avendo negli ultimi anni di fronte all’impegno antimafia. Anni in cui l’antimafia di gente come Antonello Montante, di Salvatore Campo e di tutti quelli che l’hanno sporcata, l’ha fatta da padrona; gente che si è dimostrata più collusa di tutti i mafiosi, ed è anche per colpa di personaggi come questi che mi chiedo proprio cosa ne sarà delle associazioni della vera antimafia. Viviamo infatti in un momento di diffidenza e sospetto, nel quale si sono minate le fondamenta di un sistema sociale e culturale fatto di anni lotte, che ha visto momenti di sensibilizzazione dentro le scuole e non solo, che ha visto le associazioni presenti nell’affiancamento delle vittime imprenditori del racket. Cosa ne sarà di queste associazioni? E di certo anche la politica non sta aiutando per nulla a ricostruire una immagine salda e di fiducia per la lotta alla mafia, gli aiuti che in passato venivano dati alle associazioni sono andati via via scemando, quindi queste non hanno più la forza di operare perché non possono mantenere le varie e necessarie figure professionali. E nel frattempo, non ultimo, la Regione Sicilia convoca le associazioni antimafia in commissione Cultura, riducendo e paragonando questo contributo alla stessa stregua dei contributi delle sagre o delle regate, svilendo di fatto il valore anche simbolico e sociale delle associazioni stesse che vengono inserite dentro il calderone degli eventi culturali. Solidarietà a Enrico Colajanni: anche se sono certa e capisco benissimo che il prefetto abbia agito secondo legalità, non posso non pensare come questa interdittiva sia frutto di macchinazione, dal momento che in questi anni il suo lavoro ha dato fastidio alla criminalità organizzata perché ha scoperchiato parecchi nervi. Trovo tra l’altro del tutto probabile che chi lavora con l’antimafia abbia un approccio con dei criminali pur non sapendolo, ed essendo questi fatti non comprovati da nessuna indagine, in situazioni di questo tipo lo Stato dovrebbe proteggere queste persone. Sono certa che Colajanni insieme alle centinaia di imprenditori che hanno avuto il coraggio di ribellarsi alla mafia non si fermerà davanti a niente ma anzi si rialzerà ed andrà avanti a testa alta. Enrico Colajanni

    Michelangelo Pavia
    Ricordo che la frase “la mafia non è mai stata così debole” mi risuonò come meravigliosa nel 2010, quando conobbi l’associazione Libero Futuro antiracket, appena arrivato in Sicilia. Enrico Colajanni è stato uno dei personaggi che più di altri mi ha aperto la via verso le associazioni anti-racket, in particolari per le PIVA come me con Professionisti Liberi.
    Oggi la Mafia torna ad organizzarsi a Palermo e i recenti arresti lo dimostrano. Forse quella debolezza che mi era stata raccontata (anche da un Magistrato in una visita all’aula del maxi processo) è scomparsa.
    Io in particolare firmo questa petizione perché credo sia importante il supporto istituzionale alle associazioni antiracket che operano nel territorio.
    Leggete bene queste righe e se ritenete firmate anche voi.

    Alqamah
    …… Ed allora a proposito di notizie vere i nostri auguri per il 2019 li vogliamo fare ad un uomo che quasi da un mese fa lo sciopero della fame, si chiama Enrico Colajanni, un cognome importante della nostra storia siciliana, che, non già solo per la storia del cognome, non merita di essere preso, accartocciato e buttato in un cestino. Sciopera per una interdittiva che lo ha estromesso dal mondo dell’antiracket, dipingendolo quasi fosse un complice di chi tifa per la mafia. Crediamo che Enrico avrebbe meritato ben altro e siamo certi che la realtà del suo lavoro presto possa essere ripristinata. Fino a quando questo non accadrà, noi saremo al suo fianco.

    Vittorio Ugo Vicari
    Se esiste un modo per dirsi cittadino nel senso repubblicano e democratico del termine, tu lo hai delineato in queste settimane con chiarezza. Come vedi non direziono politicamente il tuo operato, perché certi linguaggi del corpo, del pensiero e dell’azione sociale sono trasversali a qualunque posizione o ideologia. Non sei l’unico in Italia e a livello internazionale. Penso con insistenza a Riace, ad esempio, e mi convinco sempre più che la lotta dovrebbe continuare ora nella costruzione di un sistema a rete tra tutte le manifestazioni contemporanee di disobbedienza civile. Organizzando, ad esempio, un convegno periodico, politico ed internazionale entro cui tutte le realtà ed esperienze del tuo tipo si confrontino.

    Vittorio Ugo Vicari
    37 giorni di digiuno, sulla strada di Gandhi, della tradizione Radicale italiana. La disobbedienza civile come arma politica, il più alto strumento che il Novecento ci abbia donato: ahimsa si dice in hindi, ahimsa.

    Giuseppe Sunseri
    Forza Enrico, quello che fai è giusto, è l’unico modo che ti lasciano per respingere le loro ingiustizie. Attendiamo che rivedano le loro posizioni.

    Girolamo Lo Verso
    Non posso esserci alla conferenza stampa ma con voi ci sono pienamente e valorosamente. Nel nostro lavoro di ricerca intervento sulla psicologia mafiosa abbiamo spesso collaborato con enrico. Serieta, rigore, passione, impegno democratico e antimafia verace ed efficace.

    Natsu Shimamura
    Solidarieta da Giappone per Enrico e suoi amici chi continuano a combattere su campo di battaglia piu duro e delicato!

    Simona Mafai
    Piena solidarietà per la battaglia che hai condotto, e per quelle future che intraprenderai.

    Calogero Giorgi
    Ho trovato in Libero Futuro vera ed attenta attività antimafia, auguro a voi ed tutto il mondo della legalità che questo vi sia riconosciuto, grazie ENRICO.

    Chiara Morali
    “SEMPRE E PER SEMPRE DALLA STESSA PARTE MI TROVERAI “…grazie Enrico per tutto quello che hai fatto e che fai. Aspettiamo con te! E grazie per la tua serietà e determinazione ma anche per il tuo equilibrio. Un abbraccio forte

    Solidarietà da Libera Genova!!!
    Resistere! Resistere!
    Resistere!

    Rita Barbera
    Bravo Giuseppe…chiarissimo. Sono convinta anch’io che queste leggi ,pur nello sforzo autentico di combattere il fenomeno,tuttavia hanno un bisogno continuo di revisioni. Non fosse altro perché i corrotti e i maiosi hanno una capacità incredibile di aggirarle giuridicamente è gli amministratori ci sentiamo degli imbecilli strozzati da leggi e procedure ai limiti della follia. ..e inutili! !

    Adriana Saja
    Io non potrò esserci perché in India…Ma continuo imperterrita lo sciopero della fame (internazionale 😘)

    Fabrizio Cavallaro
    Chi conosce o ha conosciuto Enrico, anche solo per qualche minuto, non può che aderire alle sue battaglie e giurare sulla sua trasparenza. Ma poi i social ed Enrico Colajanni fino a qualche anno fa erano sciarriati !!!

    Giancarlo Lupo
    “Ho iniziato il mio digiuno solidale contro i provvedimenti interdittivi che hanno colpito ingiustamente LiberoFUTURO (e altre tre associazioni) 60 ore fa.
    Oggi interrompo per motivi personali (che richiederanno tutte le mie energie).
    Sarò ancora vicino a Enrico nella sua/nostra battaglia e ritengo che questa forma di protesta (digiuno a staffetta) debba continuare finché non ci saranno risposte credibili da parte delle istituzioni.

    Salvatore Castiglione
    Attendiamo con ansia l’esito spero che capiscano bene il grande supporto che avete dato a tantissimi inprenditori e aiutarli nel loro percorso incoragiandoli e confortarli con grande professionalita e grande conpetenza del fenomeno della cancrena che a aflitto e forse ancora afligge i siciliani forza grande Enrico e tutta l’assicurazione

    Ivo De Blasi
    Enrico Colajanni continua a digiunare, perché le autorità stanno modificando una norma che tutela chi denuncia gli estortori, di fatto diminuendo o annullando, in molti casi, la tutela. Significa distruggere uno strumento, che negli ultimi anni ha portato molti imprenditori a denunciare il racket.
    Un modo di contribuire è quello di firmare la petizione di cui sotto.

    Marco Di Mauro
    Volevo ringraziare tutti per gli auguri ricevuti…grazie mille veramente!! Vi chiedo però anche un piccolo gesto che per me vale più di un regalo: vi chiedo di condividere con i vostri contatti questo link perché in molti devono sapere come vengono trattati gli Eroi in Sicilia. Persone che si battono contro le mafie esponendo se stessi e le loro famiglie a pericoli immensi vengono buttati nei tritacarne infamanti mediatici per essere screditati. Io ho visto di persona cosa e come lavorano questi Eroi che spingono gli imprenditori a denunciare chi li ricatta, che si battono da anni contro il pizzo in Sicilia, che non hanno paura di quella enorme montagna di merda che é la mafia….e vi posso garantire che non é per niente semplice né tantomeno remunerativo. Quindi fatemi ( e fatevi) un regalino: condividete questo video e scoprirete perché é importante parlarne. Un bacione a tutti e tutte.

    Angelo Valenti
    Certo che alla lunga l’onestà di intenti di Libero Futuro sarà definitivamente chiarita, e sollevato per la tua decisione, ti abbraccio e ti ringrazio per la tua azione che si è rivelata incisiva, malgrado il disinteresse generale rispetto ai temi sociali che ormai ci circonda!

    Video Michela Chimenti e Alberto Botta
    https://www.facebook.com/1481058494/posts/10217893074666778/

  • 24.01.2019 | 
    LA RETE NOMAFIE SU LIBEROFUTURO

    La Rete NOMAFIE, di cui fa parte anche LiberoFUTURO, fa un primo bilancio dell’azione di protesta condotta da Colajanni e condivisa dall’intero movimento e rilancia la raccolta firme per la petizione che sono già più di 3100. Se non lo hai ancora fatto FIRMA anche tu in un minuto “Immaginiamoci un futuro libero”

    COMUNICATO STAMPA
    Dopo le audizioni in Commissione antimafia regionale e nazionale, Colajanni interrompe lo sciopero della fame.

    Dopo l’audizione avvenuta la scorsa settimana di una delegazione di Rete No Mafie da parte della Commissione antimafia siciliana e la successiva convocazione da parte della Commissione nazionale antimafia di Enrico Colajanni e Nicola Clemenza, entrambi dirigenti delle associazioni antiracket Libero FUTURO attive nella Sicilia occidentale, Colajanni ha deciso di interrompere lo sciopero della fame che portava avanti ormai da 45 giorni, per protestare contro la paradossale cancellazione di quattro associazioni dall’elenco delle associazioni antiracket affidabili da parte delle prefetture di Palermo e Trapani. Si tratta, come abbiamo denunziato nei numerosi comunicati diffusi in questi mesi, di iniziative burocratiche allarmanti, adottate in virtù di una legislazione che doveva essere emergenziale e che, attraverso le interdittive, consente alle prefetture iniziative che dovrebbero essere di pertinenza della Magistratura.
    “Senza alcuna prova e sulla base di semplici sospetti” sostiene Salvatore Giuffrida, presidente della Federazione Rete No Mafie alla quale aderiscono le associazioni LiberoFUTURO “si mettono a repentaglio dieci anni di intensa attività, grazie alla quale sono state prodotte più di trecento denunce in quella parte della Sicilia nella quale subire in silenzio le estorsioni è la regola. I responsabili delle prefetture in questione non si rendono conto del messaggio devastante che viene mandato agli imprenditori i quali, dopo questi fatti, si guarderanno bene dal denunciare. Se a questo aggiungiamo le misure punitive e giustizialiste introdotte dalla Regione Siciliana relative al sostegno economico alle associazioni antiracket, per cui da mesi chiediamo inutilmente un incontro col Presidente Musumeci, le prospettive per il movimento antiracket sono desolanti. Per questo sin dall’inizio abbiamo sostenuto la battaglia civile di Enrico, persona perbene che ha voluto sporcarsi le mani dando un esempio concreto di che cosa significa contrastare la mafia in questa terra martoriata.”
    Colajanni, dal canto suo, ha interrotto per il momento lo sciopero della fame perché ritiene che le recenti audizioni presso le due commissioni antimafia, dopo mesi di denunce inascoltate, sono segnali importanti di una nuova attenzione di una parte della politica. ” Tuttavia, ha dichiarato, ci aspettiamo iniziative concrete dalle due commissioni. Se le nostre aspettative andassero deluse, altri attivisti sono già pronti a riprendere lo sciopero della fame in una sorta di staffetta della legalità perchè la nostra onorabilità non può essere messa in discussione e, soprattutto, non possiamo abbandonare gli imprenditori che in questi anni si sono affidati a noi”.

    Nel frattempo continua la petizione a sostegno della nostra battaglia sulla piattaforma change.org, che ha già superato le tremila firme:
    https://www.change.org/p/commissione-antimafia-nazionale-immaginiamoci-un-futuro-libero-dal-racket-insieme-con-colajanni-e-liberofuturo-2330e6dd-d27b-4488-ab13-6725e0bb2333

    25 gennaio 2019
    3388135797

     

  • 19.01.2019 | 
    DIGIUNARE PER UN FUTURO LIBERO

    Mafie, 42 giorni di sciopero della fame per Enrico Colajanni
    Il fondatore dell’associazione antiracket LiberoFUTURO ascoltato ieri in commissione nazionale antimafia. Oltre 3 mila firme raccolte per chiedere la revoca delle misure interdittive prefettizie decise contro le associazioni del circuito.
    18 gennaio 2019 – 16:21

    PALERMO – Sono 42 i giorni di digiuno di Enrico Colajanni, ex presidente dell’associazione antiracket LiberoFuturo, storico attivista contro la mafia siciliana. E’ in buone condizioni di salute, nonostante abbia perso 15 chili e per il momento si alimenti soltanto con degli integratori. Protesta contro alcuni provvedimenti, che non ritiene giusti, del prefetto di Palermo che ha deciso la cancellazione dall’albo prefettizio di tre associazioni antiracket del circuito di LiberoFuturo rispettivamente di Bagheria, Partinico e Palermo. Successivamente anche il prefetto di Trapani ha riservato lo stesso trattamento a LiberoFuturo Castelvetrano.

    Tanta la solidarietà: su Change.org è stata anche lanciata una petizione e raccolta firme che chiede di revocare le misure interdittive, che ad oggi ha raggiunto oltre 3 mila sostenitori. Gli obiettivi sono: la revoca delle misure interdittive prefettizie mosse contro le associazioni del circuito LiberoFuturo; l’analisi dei procedimenti dell’istituto delle misure di prevenzione e delle interdittive e conseguenti modifiche; il suupporto istituzionale alle associazioni antiracket che operano nel territorio. Ieri intanto a Roma la Commissione bicamerale antimafia nazionale ha ascoltato Enrico Colajanni e Nicola Clemenza, presidente di LiberoFuturo Castelvetrano e attuale vicepresidente della rete Nomafie, ascoltata pure il 15 gennaio a Palermo in Commissione antimafia regionale. Rete Nomafie sulla vicenda ha inviato per due volte una lettera al Ministro degli interni senza avere finora risposta.

    “Finalmente su sollecitazione di Piera Aiello e Michele Giarrusso, la Commissione Antimafia ci ha ascoltato – ha detto Errico Colajanni. – Speriamo che possano essere prese in esame le interdittive prefettizie che riguardano le 4 associazioni del circuito LiberoFuturo, ma in generale speriamo anche in una disanima sui poteri forti che talvolta travalicano, essi stessi, i limiti consentiti dalla legge”. “Ci hanno ascoltato a lungo e qualcuno e pure intervenuto. Vedremo adesso quelli che saranno gli sviluppi. Sicuramente il percorso in cui siamo inseriti è delicato, difficile e molto lungo. Noi anche se dovesse svanire tutto il grande lavoro che ha fatto in questi anni LiberoFuturo siamo risoluti nel chiedere che ci sia una revisione del sistema delle misure interdittive prefettizie. Abbiamo da una parte la giustizia penale che funziona in un modo premiando alcuni e dall’altro lato dei provvedimenti amministrativi di un burocrate (il prefetto) che spesso sono contrapposti a quello che è stato l’orientamento di un giudice. Questo problema è stato già posto dal presidente del tribunale del Tar di Catanzaro Nicola Durante in una sua riflessione dal titolo ‘L’interdittiva antimafia, tra tutela anticipatoria ed eterogenesi dei fini’. Ci chiediamo come oggi un’autorità come il prefetto nell’ambito del suo potere discrezionale con le interdittive possa tendere a sostituirsi di fatto all’autorità giudiziaria o addirittura all’autorità legislativa quando viene data una interpretazione diversa”.

    “Ho deciso di arrivare a questa scelta perché sia io che le associazioni subito dopo i provvedimenti abbiamo fatto delle prese di posizioni che non hanno suscitato alcun interesse o risposta che meritavamo di avere – dice -. Alcune delle associazioni hanno fatto pure un ricorso al Tar che però è stato vano. Nessuno degli imprenditori che noi abbiamo assistito nel percorso di denuncia è inquisito, compresi quelli citati nelle interdittive. Poiché abbiamo considerato risibili ed insufficienti le motivazioni che di fatto hanno bloccato le associazioni antiracket nel loro delicato ruolo con le vittime preposte abbiamo deciso di dare battaglia. Le conseguenze per chi esce dall’albo prefettizio con quelle accuse sono molto gravi: si interrompe la comunicazione con le forze dell’ordine, non si può avere più il contributo regionale e non si può accedere al fondo antiracket”.

    “Ho saputo che durante un evento pubblico lo scorso agosto il prefetto di Palermo e il commissario nazionale antiracket hanno sostenuto che bisognerebbe introdurre una distinzione tra chi denuncia e chi collabora con la giustizia dopo essere stato chiamato – prosegue Enrico Colajanni – escludendo questi ultimi dai benefici di legge che possono essere riconosciuti. Ricordiamoci che parliamo di vittime e nella costruzione di un impianto probatorio il giudice non fa questa distinzione. Certamente se dovesse prevalere questo orientamento sarebbe devastante per tutto il percorso finora fatto”. “Fortunatamente le firme che sono state raccolte per questa battaglia con mio grande stupore sono state oltre 3 mila – conclude infine -. Tutto questo ci conforta e ci dà l’energia di proseguire nella nostra strada anche se non sappiamo quali saranno i risultati. In 15 anni di esperienza ed impegno continuo contro la mafia e a fianco degli imprenditori penso si stia creando purtroppo un sistema in cui proprio lo Stato mi sembra che non voglia essere aiutato”.

    LiberoFuturo ha assistito negli anni oltre 300 imprenditori; ad oggi ci sono dieci processi in corso dove si sono costituite le vittime che vengono affiancate nella loro testimonianza. (Serena Termini )

    ©️ Copyright Redattore Sociale

    Da Radio Radicale. Registrazione audizione di Colajanni e Clemenza 

    Firma la petizione a favore di LiberoFUTURO “Immaginiamoci un futuro libero”

  • 16.01.2019 | 
    COLAJANNI E CLEMENZA IN COMMISSIONE ANTIMAFIA

    ROMA – Oggi, giovedi 17 gennaio trasferta romana per i due rappresentanti di LiberoFUTURO che saranno prima auditi dalla Commissione antimafia e poi alle ore 17.00, nella sede della stampa estera di Roma, via dell’Umiltà 83c, Tobias Piller presidente della stampa estera in Italia, ha indotto la conferenza stampa:

    CONTRADDIZIONI ALL’ANTIMAFIA DI PALERMO

    Oggi! Al 41Esimo giorno di digiuno di Enrico Colajanni, ex presidente dell’Associazione antiracket LiberoFuturo, uomo storico della lotta pulita e onesta alla mafia siciliana, la Commissione Bicamerale Antimafia Nazionale ha deciso di dar udienza a Enrico e Nicola Clemenza, presidente di LiberoFuturo Castelvetrano (una tra le 4 associazioni colpite dalle interdittive) e attuale vicepresidente della rete NOMAFIE, già ascoltata ieri 15 gennaio a Palermo in Commissione antimafia regionale.

    Colajanni dichiara:<<Finalmente, come promesso, su sollecitazione di Piera Aiello e Michele Giarrusso, la Commissione Antimafia ci convoca. Speriamo in un approfondimento dell’argomento delle interdittive prefettizie che riguardano 4 associazioni del circuito LiberoFuturo, ma in generale auspichiamo una disanima sui poteri forti che talvolta travalicano, essi stessi, i limiti consentiti dalla legge.>> L’argomento delle interdittive dunque, costituisce solo il primo iceberg rinvenuto dalle acque macchiate di abuso nei saloni delle Prefetture di mezza Italia.

    Uff.Stampa
    Elena Beninati
    333 6386748
    elenabeninati99@gmail.com

    Enrico Colajanni
    3283508501

    Intanto prosegue il digiuno e anche la raccolta firme per la petizione a sostegno delle quattro associazioni siciliane interdette. Se non lo hai ancora fatto…..

    FIRMA LA PETIZIONE

    Per saperne di più su questa brutta storia leggi questo articolo di Salvo Vitale

    Rassegna stampa:
    GDS online: Palermo, lo sciopero della fame di Colajanni: “Presto audizione in commissione antimafia”

    LiveSicilia: La protesta di Libero Futuro. “Cacciati perché diamo fastidio”

    Antimafiaduemila: Immaginiamoci un futuro libero dal Racket. Insieme con Colajanni e LiberoFuturo

     

  • 16.01.2019 | 
    NOMAFIE IN COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA

    Si è svolta a Palermo ieri, martedì 15 gennaio, l’audizione della Federazione Rete NOMAFIE presso la Commissione regionale antimafia. Il presidente di Rete NOMAFIE Salvatore Giuffrida e il vicepresidente Nicola Clemenza (nella foto) hanno manifestato lo stato di grave allarme che sta interessando le associazioni antiracket siciliane.

    “La nuova classe politica siciliana – ha dichiarato Giuffrida – sta dimostrando di ignorare il contributo che le associazioni antiracket hanno dato e che continuano a dare nel contrastare il fenomeno delle estorsioni, che nell’economia mafiosa restano ancora uno strumento strategico di controllo del territorio. L’attuale governo regionale mostra una colpevole indifferenza nei confronti di centinaia di volontari che donano il loro tempo e il loro impegno senza percepirne un solo centesimo. Di conseguenza, il Parlamento siciliano, nelle pieghe della legge di stabilità per il 2018, ha votato con poche voci contrarie una norma farneticante, dai contorni giustizialisti e punitivi, che di fatto ha azzerato il modesto contributo economico finora previsto per le associazioni. Il Presidente della Regione finora non ha risposto alle nostre sollecitazioni per un incontro chiarificatore. Come se non bastasse, nella Sicilia occidentale le prefetture di Palermo e Trapani si sono accanite contro quattro associazioni antiracket escludendole dall’elenco delle associazioni affidabili e costringendo una persona perbene come Enrico Colajanni, animatore di quelle associazioni, a intraprendere uno sciopero della fame arrivato al 40° giorno.”

    Al termine dell’incontro, la delegazione di Rete NOMAFIE ha affidato al presidente della Commissione, Claudio Fava, la richiesta di farsi portavoce perché vengano ripristinate norme ragionevoli per sostenere l’impegno delle associazioni antiracket.

    16 gennaio 2019

    FIRMA LA PETIZIONE

    Per saperne di più su questa brutta storia leggi questo articolo di Salvo Vitale

    Rassegna stampa:
    GDS online: Palermo, lo sciopero della fame di Colajanni: “Presto audizione in commissione antimafia”

    LiveSicilia: La protesta di Libero Futuro. “Cacciati perché diamo fastidio”

    Antimafiaduemila: Immaginiamoci un futuro libero dal Racket. Insieme con Colajanni e LiberoFuturo

     

  • 09.01.2019 | 
    33° GIORNO DI DIGIUNO. INTERVISTA A COLAJANNI

    Ascolta l’intervista radiofonica di Giacomo Di Girolamo e poi FIRMA in un minuto la petizione online “Immaginiamoci un futuro libero”

    __________________________________________________

    Rassegna stampa:

    TP24: Antiracket, Enrico Colajanni continua lo sciopero della fame in difesa delle associazioni

  • 08.01.2019 | 
    RETE NOMAFIE IN COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA

    Giorno 15 gennaio La Commissione antimafia presieduta da ClaudioFava ascolterà in audizione la nostra Federazione insieme ad altre associazioni antiracket siciliane sui gravi problemi delle associazioni e noi in particolare saremo ascoltati anche in merito ai provvedimenti interdittivi che hanno azzerato il nostro movimento in Sicilia occidentale.
    La nostra RETE insieme ad altre associazioni come il CRESM e ProfessionistiLiberi ha promosso una petizione in difesa delle associazioni interdette che ha già raccolto 2850 sottoscrizioni.

    COMUNICATO della RETE NOMAFIE
    Sciopero della fame di Enrico Colajanni
    Annunciata audizione presso la Commissione regionale antimafia

    Si apre uno spiraglio nella vicenda che vede il nostro associato Enrico Colajanni, esponente dell’Associazione Libero Futuro di Palermo, protagonista di uno sciopero della fame giunto al 32° giorno per protestare contro la sconcertante cancellazione di quattro associazioni antiracket nelle provincie di Palermo e Trapani. L’on. Claudio Fava, presidente della Commissione regionale antimafia, ha infatti prontamente accolto la nostra richiesta di audizione fissata per il prossimo 15 gennaio. Sarà l’occasione per esporre le gravi preoccupazioni sul futuro delle associazioni antiracket esposte alle disattenzioni e, in taluni casi, ad atteggiamenti giustizialisti da parte delle Istituzioni.

    A dimostrazione della perdurante disattenzione delle Istituzioni, riportiamo di seguito le considerazioni esposte nel nostro comunicato dello scorso 27 dicembre 2018, che continuano a essere attuali e senza risposta.

    “In Sicilia c’è un Presidente della Regione che è stato anche presidente della Commissione regionale antimafia e in diverse occasioni ha detto un gran bene delle associazioni antiracket siciliane, ma la sua assemblea regionale – probabilmente a sua insaputa – ne ha decretato la soppressione con una norma demenziale. Pur essendone stato richiesto lo scorso 5 settembre, questo presidente non ha ancora avvertito l’urgenza di incontrare le associazioni.

    In Sicilia ci sono due prefetture che, usando con grande disinvoltura lo strumento delle interdittive antimafia, hanno cancellato dai propri elenchi quattro associazioni antiracket, ignorando le 300 denunce per estorsioni che queste associazioni hanno prodotto negli ultimi dieci anni in territori ad alta densità mafiosa.

    In Italia c’è un Ministro dell’Interno che, invece di prendersela con poveracci inermi, dovrebbe impegnarsi con più lena a rigettare in mare le migliaia di mafiosi che sono il vero problema della nostra Nazione. Anche a lui abbiamo esposto le nostre ragioni e le nostre grandi preoccupazioni per il futuro di un movimento che ha dimostrato di sapersi sporcare le mani e fronteggiare con successo le organizzazioni mafiose, ma dal 12 dicembre non abbiamo ancora avuto alcun cenno di risposta.”

    Nel contempo è stata lanciata una petizione Immaginiamoci un futuro libero dal Racket sulla piattaforma di change.org ha già raggiunto alcune migliaia di adesioni.
    Per aderire:
    www.liberofuturo.net
    https://www.facebook.com/events/1214291595394919/

    rif. 3388135797
    Palermo, 8 gennaio 2019

  • 02.01.2019 | 
    SOLIDALI CON LIBEROFUTURO

    La Federazione RETE NOMAFIE che sostiene la protesta di Enrico Colajanni contro le interddittive antimafia emesse dalle Prefetture di Palermo e Trapani sta collaborando alla raccolta firme per la petizione “Immaginiamoci un libero futuro” che si puo sottoscrivere in un minuto. Di seguito il comunicato inviato dalla Rete nei giorni scorsi.

    Continua lo sciopero della fame di Enrico Colajanni. sosteniamo la petizione online

    In Sicilia c’è un Presidente della Regione che è stato anche presidente della Commissione regionale antimafia e in diverse occasioni ha detto un gran bene delle associazioni antiracket siciliane, ma la sua assemblea regionale – probabilmente a sua insaputa – ne ha decretato la soppressione con una norma demenziale. Pur essendone stato richiesto lo scorso 5 settembre, questo presidente non ha ancora avvertito l’urgenza di incontrare le associazioni.

    In Sicilia ci sono due prefetture che, usando con grande disinvoltura lo strumento delle interdittive antimafia, hanno cancellato dai propri elenchi quattro associazioni antiracket, ignorando le 300 denunce per estorsioni che queste associazioni hanno prodotto negli ultimi dieci anni in territori ad alta densità mafiosa.

    In Italia c’è un Ministro dell’Interno che, invece di prendersela con poveracci inermi, dovrebbe impegnarsi con più lena a rigettare in mare le migliaia di mafiosi che sono il vero problema della nostra Nazione. Anche a lui abbiamo esposto le nostre ragioni e le nostre grandi preoccupazioni per il futuro di un movimento che ha dimostrato di sapersi sporcare le mani e fronteggiare con successo le organizzazioni mafiose, ma dal 12 dicembre non abbiamo ancora avuto alcun cenno di risposta.

    Ma in Sicilia c’è anche chi non si rassegna ai silenzi del potere, ed è per questo che Enrico Colajanni, animatore delle associazioni di LIBERO Futuro cancellate dagli elenchi prefettizi, da 20 giorni ha iniziato lo sciopero della fame per richiamare l’attenzione delle Istituzioni. Nel contempo è stata lanciata una petizione Immaginiamoci un futuro libero dal Racket sulla piattaforma di change.org che in poche ore ha già raggiunto alcune migliaia di adesioni.

     

  • 27.12.2018 | 
    20° GIORNO DI DIGIUNO

    Prosegue la protesta di Enrico Colajanni contro i provvedimenti prefettizi che hanno colpito ben quattro associazioni del nostro circuito. A sostegno del suo sciopero della fame alcune persone e associazioni che lo sostengono hanno lanciato una petizione online che ha già raccolto oltre 1300 adesioni. Inoltre, due parlamentari di 5Stelle, l’On. Piera Aiello e il Sen. Mario Giarrusso, si sono impegnati a portare le ragioni di questo sciopero della fame in Commissione antimafia nelle prossime settimane.
    Ecco cosa scrive Colajanni su Facebook:
    “Dall’otto dicembre ho iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le ingiuste decisioni della Prefettura di Palermo che hanno portato alla cancellazione di ben quattro associazioni antirachet del circuito di LiberoFUTURO con l’accusa tanto infondata quanto infamante di aver favorito interessi mafiosi assistendo imprenditori sospettati di collusioni con la mafia.
    In verità le nostre associazioni in dodici anni hanno assistito oltre trecento imprenditori e e ancora oggi sono in corso una decina di processi nei quali siamo costituiti parte civile a fianco di imprenditori da noi assistiti.
    Inoltre, nessuno degli imprenditori indicati nei provvedimenti prefettizi ha procedimenti in corso o è indagato per reati di mafia mentre invece tutti loro hanno collaborato con le forze dell’ordine denunciando mafiosi anche più volte. Fra i nomi indicati nell’interdittiva spicca quello dei Virga di Marineo che LiberoFUTURO, negli anni, ha accompagnato ben tre volte a denunciare e assistito in cinque diversi processi contro mafiosi ed estortori.Nelle varie sentenze furono riconosciuti come vittime e risarciti e successivamente la Procura di Palermo concesse loro il nulla osta per accedere al Fondo di solidarietà per le vittime di mafia.
    Due mesi dopo la Saguto dispose il sequestro dei loro beni ma a testimoniare al loro favore alle misure di prevenzione andarono ben due Colonnelli dei Carabinioeri e un dirigente di Polizia che aveva collaborato con Cassarà negli anni ottanta.
    Pertanto, escludendo che i provvedimenti adottati contro le nostre associazioni siano il frutto di errori commessi da burocrati incompententi, ritengo che le ragioni di tanto accanimento siano altre. LiberoFUTURO, infatti, non si è limitata a promuovere la denuncia e ad assistere le vittime di estorsione ma ha anche sempre denunciato le malefatte o i gravi errori che talvolta anche le istituzioni commettono. Come fu, ad esempio, nel caso dell’interdittiva alla ditta che stava realizzando il passante ferroviario a Palermo. Noi allora ci opponemmo e oggi scopriamo che a proporre quel provvedimento fu proprio il Colonnello della DIA D’Agata che oggi è in galera con Montante.
    Successivamente sostenemmo Maniaci, TeleJato e il Prefetto Caruso che con le loro denunce hanno scoperchiarono il verminaio delle Misure di prevenzione di Palermo.
    Sta di fatto che Caruso, Maniaci e adesso anche LiberoFUTURO siamo finiti nel tritacarne istituzionale di chi non perdona i disobbedienti.”

    Hai un minuto per aiutare LiberoFUTURO e le altre associazioni azzoppate ingiustamente dalla Prefettura?

    FIRMA LA PETIZIONE

    Per saperne di più su questa brutta storia leggi questo articolo di Salvo Vitale

    Rassegna stampa:
    GDS online: Palermo, lo sciopero della fame di Colajanni: “Presto audizione in commissione antimafia”

    LiveSicilia: La protesta di Libero Futuro. “Cacciati perché diamo fastidio”

    Antimafiaduemila: Immaginiamoci un futuro libero dal Racket. Insieme con Colajanni e LiberoFuturo