• 19.02.2018 | 
    UN’APP PER ESSERE TUTTI PIU’ SICURI E RESPONSABILI

    LiberoFUTURO, Rete NOMAFIE e ProfessionistiLiberi invitano tutti a scaricare l’app gratuita PRIMERE che consente di essere geolocalizzato e di allertare istantaneamente il 112 (numero unico europeo) in caso di furto, rapina, incidente ecc.
    Se saremo in tanti a utilizzare l’App i risultati non mancheranno. Le volanti o le ambulanze, infatti, arriveranno prima, nel posto giusto e il loro intervento sarà più efficace.
    Inoltre siamo certi che con la diffusione e utilizzazione massiccia dell’App oltre a salvare più vite umane si potrebbe anche diminuire il numero di alcuni reati.
    PREVENIRE E’ MEGLIO CHE REPRIMERE!

    Guarda il video di PRIMERE

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    Per il momento l’APP è attiva in alcune aree del paese ma nei prossimi mesi sarà coperto tutto il territorio nazionale.

  • 09.02.2018 | 
    ANCHE AD AGRIGENTO SI PUO’ FARE!

    L’operazione denominata “Montagna” realizzata due settimane fa dai Carabinieri sotto la direzione della Procura distrettuale antimafia ha rivelato sia il dinamismo delle cosche mafiose colpite che la grande capacità investigativa delle Forze dell’Ordine.
    E’ emerso, però, anche un dato alquanto preoccupante sulla scarsa propensione alla denuncia degli imprenditori vittime.
    Ciò non ostante le associazioni LiberoFuturo Agrigento e Licata si sono immediatamente messe in moto per sollecitare le vittime a denunciare e collaborare attivando anche i colleghi delle altre associazioni siciliane della Rete NOMAFIE. Due settimane di incontri in mezza Sicilia, trascurando spesso il proprio lavoro, a spiegare l’importanza della denuncia soprattutto quando diventa un fatto collettivo. I risultati dell’azione dei volontari sono stati sorprendenti, infatti in pochi giorni alcuni degli imprenditori di Agrigento e di altre provincie Siciliane si sono recati dai Carabinieri accompagnati dai colleghi di LiberoFUTURO che hanno anche sottoscritto le denunce.
    Se, come speriamo, anche gli altri imprenditori che saranno ascoltati nei prossimi giorni troveranno il coraggio di denunciare e collaborare, per Agrigento potrebbe iniziare una fase nuova di liberazione dall’ingerenza mafiosa.
    A tale scopo LiberoFUTURO Agrigento e Licata proseguiranno nel loro impegno e oggi rivolgono un appello a tutti gli imprenditori, in particolare a quelli coinvolti come vittime nell’operazione Montagna, affinché denuncino senza indugi. L’invito è a fidarsi dell’apparato repressivo dello Stato che anche ad Agrigento in questi giorni sta dimostrando tutta la sua capacità operativa e la sollecitazione è a prendere coscienza del fatto che senza l’impegno diretto della società civile ed in particolare degli imprenditori onesti la lotta alla mafia non avrà mai fine.
    LiberoFUTURO si rende disponibile ad incontrare gli imprenditori coinvolti nell’operazione Montagna al fine di assisterli e consigliarli (T: 333 9787396).

    LiberoFUTURO Licata
    Il Presidente
    Francesco Urso
    LiberoFUTURO Agrigento
    Il Presidente
    Gerlando Gibilaro

    Agrigento, 9 febbraio 2018

  • 03.02.2018 | 
    disORDINE PROFESSIONALE

    Due avvocati condannati in primo grado per gravi reati di mafia tornano ad esercitare la professione perché il Consiglio di disciplina non ha avuto abbastana tempo per studiarsi le carte (sic). Trascorsi sei mesi, infatti, scade il tempo per assumere una decisione sanzionatoria e con essa anche la sospensione provvisoria decisa subito dopo gli arresti.
    Questa vicenda a dir poco vergognosa testimonia quanto sia serio il tema dell’impunità per alcune categorie professionli che proprio per la responsabilità che si sono assunta verso la società dovrebbero invece rispondere a criteri di specchiata moralità.

    Il Corriere della Calabria
    REGGIO, TORNANO IN AULA GLI AVVOCATI CONDANNATI PER MAFIA
    Il Consiglio distrettuale di disciplina forense decide di non decidere sul caso dei legali coinvolti nel maxiprocesso “Rifiuti 2”. Avrebbero fatto da tramite fra i loro assistiti in carcere e gli affiliati rimasti fuori.
    REGGIO CALABRIA Ci sono troppi documenti da visionare per decidere, ma in ogni caso sono troppo pochi, dunque non si può decidere nulla e i provvedimenti di sospensione perdono efficacia. Così «dopo ampia discussione» il consiglio distrettuale di disciplina forense ha deciso di non decidere sulla sospensione dei legali Giulia Dieni e Giuseppe Putortì, entrambi condannati nel maxiprocesso antimafia “Rifiuti 2” per aver fatto da tramite fra i loro assistiti in carcere e gli affiliati rimasti fuori, permettendo di fatto al clan di rimettere le mani e continuare a gestire le imprese che erano state sequestrate. Entrambi condannati ad 8 anni di carcere, i due erano stati sospesi in via cautelare dall’attività forense dal 17 luglio scorso, data in cui ai due legali è stato notificato il provvedimento. Ma fatta la legge, trovato l’inganno. «La sospensione cautelare – ricorda il provvedimento – perde efficacia qualora, nel termine di sei mesi dalla sua irrogazione, il consiglio distrettuale di disciplina non deliberi il provvedimento sanzionatorio». Esattamente quello che è successo a Reggio, dove la locale sezione disciplinare – si legge nel provvedimento – «è stata nella assoluta impossibilità di pervenire ad un provvedimento sanzionatorio nel breve termine previsto dalla nuova legge professionale», cioè sei mesi. Motivo di tale impasse? Stando a quanto messo nero su bianco nel provvedimento, «la complessità della vicenda, anche giudiziaria, che ha coinvolto i due legali, e la necessità di acquisite ulteriore documentazione» avrebbero impedito al consigliere istruttore di redigere….SEGUE

  • 23.01.2018 | 
    VITA DURA PER LA MAFIA DI MONTAGNA

    Ad Agrigento, con l’operazione “Montagna” dei Carabinieri diretti dalla Procura distrettuale antimafia, è stata smantellata una cosca mafiosa attiva in alcune zone interne della provincia. Una mafia forte anche per il silenzio delle tante vittime.
    Le indagini hanno rivelato uno scenario particolarmente inquietante, infatti i mafiosi erano iperattivi in svariati settori. Dagli appalti alla droga, dalle estorsioni al voto di scambio, dal furto di bestiame all’elezione di propri candidati nelle istituzioni locali i 57 arrestati non si facevano mancare nulla. Diciamo che nel loro territorio la facevano da padrone.
    Le nostre associazioni antiracket LiberoFUTURO Agrigento e Licata, spinte dall’entusiasmo per questi successi, si impegnano a moltiplicare i loro sforzi al fine di estendere la cultura della denuncia ed esprimono tutto il loro compiacimento per quest’ultima operazione delle Forze dell’ordine e della magistratura che non danno tregua a mafiosi e corrotti.
    Al contempo esprimiamo rammarico per il contributo alle indagini pressoché nullo delle vittime di estorsione. Su 27 cas accertati nessuno ha avuto il coraggio di denunciare ne le semplici richieste estorsive ne i danneggiamenti subiti. Cio testimonia tragicamente che c’è ancora tanto lavoro da fare per tutti coloro che si richiamano alla legalità.
    Le nostre associazioni sottoscrivono senza riserve il comunicato della CGIL che oltre a complimentarsi con le Forze dell’ordine sprona l’intera società ad una reazione coerente e corale.
    Noi che assistiamo gia numerosi imprenditori dell’agrigentino ci rendiamo disponibili ad incontrare gli imprenditori coinvolti nell’operazione Montagna al fine di assisterli e consigliarli (T: 3339787396).
    Anche ad Agrigento si può fare:
    LIBERIAMOCI DALLA MAFIA E DALLA CORRUZIONE

     

    IL COMUNICATO DELLA CGIL

    Operazione “Montagna”, Cgil: “Nella nostra provincia la mafia è forte”

    Da parte nostra pieno appoggio e sostegno all’incessante opera di Magistratura e forze dell’ordine che  mettono  in campo tutte le azioni utili a debellare la filiera criminale che ha pervaso la nostra economia.
    Quanto è accaduto nelle ultime ore anche nei nostri territori a seguito dell’inchiesta “Montagna”, in particolare a S.Biagio Platani con l’arresto del Sindaco, dimostra ancora una volta, come già denunciato dalla DIA nei suoi rapporti annuali, che nella nostra provincia c’è una mafia forte e vitale in grado di permeare le Istituzioni, di condizionare l’attività amministrativa e di soffocare l’economia legale.
    L’operazione di ieri che segue di pochi giorni un’altra importante inchiesta che riguarda “Girgenti Acque” che ha portato alla sostituzione del Prefetto, delineano una condizione della nostra provincia assai inquietante: una provincia povera ma assaltata da mafia e malaffare.
    Questi importanti risultati e strumenti per contrastare la criminalità organizzata e malaffare, rischiano in ogni caso di essere insufficienti se non accompagnati da un atteggiamento operativo e coerente da tutti i soggetti coinvolti: istituzioni, parti sociali, società civile.
    In queste ore ci appare assordante il silenzio di forze politiche, associazioni professionali, istituzioni: nessuno ha da dire nulla? Non c’è nessun ma che tenga, bisogna uscire da qualsiasi ambiguità e/o atteggiamenti passivi che non fanno altro che alimentare la mafia in doppio petto.
    Abbiamo bisogno che Associazioni Sindacali, Professionali , le Associazioni Antiracket, la parte migliore della Società Agrigentina faccia sentire la propria voce, la propria vicinanza alle forze che sono impegnate  attivamente nell’opera di contrasto alla criminalità.
    Abbiamo bisogno di mettere in campo un vasto movimento che rimetta in campo concretamente una antimafia dei diritti, che parli di lavor, che assicuri risposte concrete, a cominciare dai “beni confiscati e sequestrati ai mafiosi”. Da questo punto di vista siamo sicuri che il nuovo Prefetto, per la sua esperienza specifica sul campo, saprà darci un valido contributo finalizzato alla migliore e totale utilizzazione. Nei giorni scorsi, sempre in splendida solitudine, abbiamo posto il problema della protezione di Ignazio Cutrò: questa nostra preoccupazione esce rafforzata dalle intercettazioni telefoniche dei mafiosi di quella zona.
    Come Organizzazione Sindacale abbiamo espresso,  in varie occasioni, sincera ammirazione per l’attività svolta da Ignazio Cutrò e che hanno consentito dapprima la condanna dei suoi estorsori ed il contributo dallo stesso dato per far crescere una coscienza antimafiosa ed invogliare altri Imprenditori a seguire il suo esempio. Occorre ripristinare condizioni di sicurezza per Ignazio Cutrò e la sua famiglia.

  • 24.12.2017 | 
    QUEI COLLETTI BIANCHI MARCI DENTRO

    Non capita spesso che una testata giornalistica affronti il tema spinoso della corruzione all’interno di quelle istituzioni potenti che dovrebbero invece esserne immuni e noi cogliamo al volo l’occasione per invitarvi a leggere Riccardo Lo Verso su LiveSicilia che descrive l’intreccio inquietante fra certi Professori universitari  e certi Magistrati.
    Sarebbe stato bello, però, se i tanti giornalisti che trattano di questi temi avessero raccontato le malefatte di lor signori da subito. Questi ultimi, infatti, agivano alla luce del sole ma a denunciare fu soltanto TeleJato nel più totale isolamento.
    Dalle stesse indagini, infatti, risulta evidente che non c’era alcun timore da parte degli imputati di finire sotto inchiesta non ostante le denunce di Maniaci. Si sentivano forti e inattaccabili, ma alla fine, fortunatamente, la giustizia è intervenuta.
    L’articolo descrive le malefatte di quei POTENTATI, che grazie all’assenza di meccanismi di controllo sarebbe meglio definire PROTETTORATI, e in particolare racconta le vicende Saguto, Nivarra e Virga ormai finite in tribunale.
    Comportamenti gravissimi commessi da pubblici ufficiali per fini personali e aggravati dal fatto di avvenire all’interno della lotta alla mafia, minandone le possibilità di successo. Contro questi potentati, che con le loro malefatte dannegiano la credibilità dell’azione repressiva antimafia dello Stato, è indispensabile sviluppare un’azione sistematica di denuncia.

    (Nella foto: “Whistleblower protection”, tradotto “Fischia il fallo” che per noi significa “DENUNCIA”)

    INTRECCIO FRA TOGHE E PROF. QUELLE CASTE NASCOSTE
    Non solo i palazzi della politica. I casi Saguto, Nivarra e Virga obbligano a guardare nei Tribunali e nelle Università.
    di Riccardo Lo Verso


    È nelle stanze della politica che bisogna stanare i corrotti. Per anni è stato un assioma investigativo, che ha finito per divenire un paravento. Il paravento che ha nascosto le malefatte consumate in altri palazzi. E cioè nelle sedi delle università dove la legalità si insegna sotto forma di diritto e nei Tribunali dove i principi del bene comune si applicano in nome del popolo italiano.

    Servirebbe un mea culpa generale. Quanto meno per tentare di trovare una giustificazione alla miopia dilagante. Alcune recenti inchieste giudiziarie hanno svelato l’esistenza di veri potentati: la magistratura e il mondo accademico, con una commistione di interessi quanto meno sospetta.

    Più che di potentati in realtà si dovrebbe parlare di protettorati nel senso tecnico del termine. Lo Stato ha protetto due sistemi di potere eliminando la barriera dei controlli, fino a provocare la necrosi della legalità e del merito.

    A Palermo è scoppiato il bubbone della Sezione misure di prevenzione, quella che sequestra e confisca i patrimoni dei mafiosi e degli imprenditori sospettati di essere in combutta con i boss. Alle cronache è ormai passato con la definizione “sistema Saguto”, dal nome di Silvana Saguto, ex presidente oggi sotto processo a Caltanissetta e sospesa dal Csm. Stipendio decurtato fino a un terzo, in attesa che venga definito il procedimento disciplinare. Saranno i giudici di Caltanissetta a stabilire se il magistrato sia colpevole dei reati di corruzione, riciclaggio, falso e abuso d’ufficio. Sin d’ora, però, anche il più inguaribile degli ottimisti, è obbligato a confrontarsi con la fotografia di un intreccio malsano che va oltre le misure di prevenzione.

    Nelle scorse settimane è finito agli arresti domiciliari Luca Nivarra, ordinario di Diritto civile della facoltà palermitana di Giurisprudenza, al quale è stato poi concesso di tornare a casa. Per garantire le esigenze cautelari basta l’interdizione dall’esercizio delle funzioni di amministratore di patrimoni e fondazioni. Un giurista molto impegnato Nivarra, politicamente schierato a sinistra. Componente della consulta giuridica della Cgil nazionale, in prima linea nella difesa dei diritti civili……SEGUE

  • 22.12.2017 | 
    SOS, AIUTIAMO IL PARCO DEI NEBRODI

    Aiutiamo il parco, i suoi animali, nella rivoluzione per uno sviluppo nella legalità contro tutte le mafie.

    Che vuol dire la legalità in un territorio di 86.000 ettari di natura incontaminata ? Dove in molte zone la corrente elettrica non arriva e non c’e’ sicurezza?

    Stiamo parlando del Parco dei Nebrodi dove l’azione del presidente Giuseppe Antoci ha aperto una strada nuova tra i boschi che la mafia dei pascoli aveva assoggettato. La partita che si gioca oggi è lo sviluppo economico del parco nella legalità mentre i clan mafiosi spingono verso un’economia feudale, parassitaria, priva di regole, leggi e controlli.

    Maria Grazia Mazzola (Inviata speciale del tg1) il 22 dicembre 2017. Sicilia

    I clan puntano a minacciare i giovani del parco che stanno scommettendo tutto sulle proprie aziende: chi in biologico, chi in allevamenti con salumi e carni tracciate di qualità, chi come Magda Scalisi su una nuova gestione del rifugio del parco a 1.300 metri su una strada impervia, a 13 chilometri da San Fratello in provincia di Messina.

    Le storie dei giovani come lei sono senz’altro elementi di rottura sul controllo mafioso del territorio: giovani con due lauree, giovani moderni che fatturano tutto, che acquistano solo cibi tracciati contro l’analfabetismo fiscale di chi non controlla i propri animali – o li ruba –  e li macella clandestinamente. Contro ogni forma di estorsione di chi va a consumare i pasti al rifugio e si fa il conto da solo oppure non paga; contro i furti di bestiame, di trattori; contro chi minaccia, violenta la natura del parco e i suoi animali; contro chi vuole sottrarre i territori ai proprietari per lucrare indebitamente sui contributi della Cee. Questo e’ il punto.

    La festa ai mafiosi l’ha guastata per primo il presidente del parco Giuseppe Antoci col regolamento antimafia. Per questo gli hanno fatto un attentato. L’ha guastata ai clan la festa anche il giovane  sindaco di Troina Fabio Venezia che gli ha revocato ben 4.000 ettari di terreni dove nascerà l’iniziativa di nuovi imprenditori nella legalità.

    Fabio Venezia e Giuseppe Antoci sono scortati. Ci sono altri giovani impenditori che hanno denunciato. Ragazzi che vanno ora tutelati.

    Magda Scalisi, due lauree, animalista ha subito minacce e ha denunciato. SEGUE

  • 21.12.2017 | 
    AL VIA A MARSALA IL PROCESSO VISIR

    Oggi al tribunale di Marsala si è tenuta la prima udienza del processo con rito ordinario contro quattro degli imputati coinvolti nell’operazione antimafia VISIR. A febbraio, invece, presso il tribunale di Palermo, inizierà il processo agli altri dieci imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
    LiberoFUTURO ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile insieme ai fratelli Billeci che con la loro denuncia di estorsione contribuirono in modo significativo allo sviluppo delle indagini.
    I fratelli Billeci sono le uniche parte lese in questo procedimento e proprio in questi mesi si sono costituiti parte civile anche nel procedimento denominato Kelevra che si sta svolgendo a Palermo e in cui loro risultano vittime per aver subito l’uccisione del proprio cane da parte dei mafiosi di Borgetto.
    Un impegno coerente  e costante nel tempo quello dei fratelli Billeci a fianco delle vittime di estorsione ma anche con denuncie e testimonianze esemplari in tribunale. Questa è la loro storia personale degli ultimi anni ed è anche quella dell’associazione antiracket LiberJato.
    Alla luce di questi fatti, che comportano tanto coraggio e una scelta di vita inequivocabile, ci risulta incomprensibile il recente provvedimento di cancellazione dell’associazione LiberJato dall’albo prefettizio delle associazioni antiracket.
    Purtuttavia l’impegno antimafia dei Billeci e dell’associazione prosegue e siamo certi che col tempo saranno i fatti a dare ragione a LiberJato.

    Precedenti:

    BILLECI IN AULA CONTRO LA MAFIA
    ANTIMAFIA SCHIZOFRENICA?
    LIBERJATO E BILLECI SU TGR
    PRESIDENTE LIBERJATO DENUNCIO’ A MARSALA